Agrigento

Il maxi processo alla mafia di Villaseta e Porto Empedocle: 25 condanne (I NOMI)

La pena più alta è stata inflitta a Pietro Capraro (20 anni di reclusione) ritenuto il capomafia della cosca di Villaseta

Pubblicato 53 minuti fa

Si chiude con 25 condanne il primo grado di giudizio del maxi processo contro le cosche mafiose di Villaseta e Porto Empedocle e e su un vasto traffico di stupefacenti in mezza Sicilia. La pena più alta è stata inflitta a Pietro Capraro (20 anni di reclusione) ritenuto il nuovo capomafia del clan di Villaseta. Pesanti condanne sono state inflitte dal giudice Lorenzo Chiaramonte anche a Gaetano Licata (17 anni e 4 mesi) ritenuto il braccio destro di Capraro, Fabrizio Messina (17 anni di reclusione), considerato il capomafia di Porto Empedocle, e Vincenzo Parla, di Canicattì, ritenuto al vertice di un’associazione a delinquere in grado di trafficare droga in diverse province dell’Isola. Nove anni, invece, è la condanna inflitta a Domenico Blando, ex favoreggiatore di Giovanni Brusca, per un giro di droga. L’armiere del clan di Villaseta, il netturbino Alessandro Mandracchia, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione. L’unico imputato completamente scagionato dalle accuse è Salvatore Prestia, cognato di Fabrizio Messina. L’empedoclino, difeso dall‘avvocato Antonino Gaziano, è stato assolto. La Dda di Palermo aveva chiesto per lui la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

LE CONDANNE

Domenico Blando, 68 anni, di Favara (9 anni di reclusione); Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento (20 anni di reclusione); Samuel Pio Donzì, 26 anni, di Agrigento (4 anni e 2 mesi di reclusione); Carmelo Fallea, 50 anni, di Favara (5 anni e 8 mesi di reclusione); Cosimo Ferro, 36 anni, di Castelvetrano (11 anni e 6 mesi di reclusione); Francesco Firenze, 40 anni, di Castelvetrano (8 anni e 8 mesi di reclusione); Giuseppe Focarino, 60 anni, di Palermo (8 anni di reclusione); Alfonso Lauricella, 59 anni, di Agrigento (5 anni e 4 mesi di reclusione); Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento (17  anni e 4 mesi di reclusione); Fabrizio Messina Denaro, 50 anni, di Castelvetrano (9 anni e 4 mesi di reclusione); Fabrizio Messina, 50 anni, di Porto Empedocle (17 anni di reclusione); Roberto Parla, 47 anni, di Canicattì (4 anni di reclusione); Vincenzo Parla, 54 anni, di Canicattì (15 anni e 8 mesi di reclusione); Calogero Prinzivalli, 42 anni, di Agrigento (3 anni di reclusione); Rocco Grillo, 33 anni, di Gela (11 anni e 8 mesi di reclusione); Giuseppe Pasqualino, 34 anni, di Gela (9 anni e 6 mesi di reclusione); Mirko Salvatore Rapisarda, 43 anni, di Gela (5 anni e 8 mesi di reclusione); James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle (2 anni e 9 mesi di reclusione); Gioacchino Giorgio, 39 anni, di Licata (4 anni e 4 mesi di reclusione); Giuseppe Piscopo, 49 anni, di Gela (4 anni e 8 mesi di reclusione); Antonio Puma, 44 anni, di Agrigento (4 anni e 8 mesi); Stefano Rinallo, 41 anni, di Canicattì (4 anni e 4 mesi); Antonio Salinitro, 25 anni, di Gela (2 anni e 8 mesi di reclusione); Rosario Smorta, 53 anni, di Gela (4 anni di reclusione); Alessandro Mandracchia, 51 anni, di Agrigento (6 anni e 4 mesi di reclusione). 

LE INDAGINI

In quasi tre anni di indagini, secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stata fatta luce sulla riorganizzazione di storiche cosche mafiose come quelle di Villaseta e Porto Empedocle. La prima sarebbe stata guidata dal boss Pietro Capraro che, dopo aver scontato una condanna per mafia nell’operazione Nuova Cupola, avrebbe preso in mano le redini del clan portandolo ad una ribalta per molti inaspettata. Operazioni di polizia successive a quella dei carabinieri, infatti, hanno fotografato il ruolo di primissimo piano che la cosca di Villaseta era riuscita a ritagliarsi nelle rotte del narcotraffico arrivando addirittura a rifornire di stupefacente storici mandamenti mafiosi palermitani. La cosca di Porto Empedocle, invece, sarebbe stata saldamente nelle mani di Fabrizio Messina, fratello dell’ergastolano e vice rappresentante provinciale di Cosa nostra Gerlandino. I due clan, sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, in un primo momento sarebbero entrati in aperto conflitto con attentati, danneggiamenti ed episodi che hanno destato molto allarme sociale. Il reato di associazione mafiosa – in qualità di partecipi – viene contestato ad altre tre persone: si tratta di Gaetano Licata, ritenuto il braccio destro di Pietro Capraro; Gabriele Minio e Guido Vasile, che secondo gli inquirenti farebbero parte della stessa cosca di Villaseta. Parallelamente viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. Per i magistrati antimafia, infatti, sarebbe esistito un gruppo in grado di importare grossi carichi di droga anche attraverso canali sudamericani e del Belgio per poi rifornire in grosse quantità non soltanto la provincia di Agrigento ma anche quelle di Trapani, Caltanissetta e Palermo. Al vertice di questo sodalizio, secondo quanto contestato dalla Dda di Palermo, ci sarebbero stati Fabrizio Messina e il canicattinese Vincenzo Parla. Lo stesso reato, ma in qualità di partecipi, viene contestato anche ad Alfonso e Angelo Tarallo, Angelo Graci, Carmelo Corbo, Ignazio Carapezza e Alfonso Lauricella.

COLLEGIO DIFENSIVO

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Maria Alba Nicotra, Ninni Giardina, Giuseppe Barba, Giovanni Castronovo, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Annalisa Russello, Diego Giarratana, Teresa Alba Raguccia, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Alessandro Marchica, Salvatore Tirinnocchi, Davide Casà, Davide Limoncello, Riccardo Gueli, Fabio Inglima Modica, Giuseppe Ferro, Giuseppe Pantaleo, Monia Buffa, Luigi Pipitone, Gianni Caracci, Filippo De Luca, Flavio Sinatra, Mariachiara Conigliaro, Salvatore Macrì. 

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