Commemorazione dei defunti, il vescovo Damiano: “L’ultima parola non è la morte, ma la vita nuova in Cristo”
Prima dell'omelia il vescovo ha ricordato il vide gesto che ha profondamente colpito la comunità di Licata
Dopo la solennità di Tutti i Santi, la Chiesa celebra il 2 novembre la Commemorazione di tutti i defunti, un momento di preghiera e di riflessione nel quale i cristiani sono invitati a ricordare i propri cari. Presso il cimitero di Bonamorone di Agrigento si è svolta la messa celebrata dall’arcivescovo Alessandro Damiano, alla presenza delle autorità civili e militari.
Prima dell’omelia il vescovo ha ricordato il vide gesto che ha profondamente colpito la comunità di Licata: la profanazione di alcune tombe appartenenti alle famiglie del sindaco e di un assessore. “Un atto meschino che deve interrogare tutti sulle condizioni in cui si trova l’umano che è in ciascuno di noi”, afferma Damiano, invitando la comunità a stringersi nella preghiera attorno alle famiglie Balsamo e Federico, vittime di questo gesto esecrabile, affinché non si sentano sole. Un pensiero viene rivolto anche a chi ha compiuto il gesto, nella speranza che possa interrogarsi profondamente sulla propria coscienza e rivedere il proprio stile di vita.
La Commemorazione dei defunti, tuttavia, non è soltanto una celebrazione liturgica, ma un momento che tocca profondamente la vita di ciascuno. La morte riporta alla mente il vuoto lasciato dalle persone amate: genitori, coniugi, figli, fratelli e amici. “È falso dire che Dio riempie il vuoto, dice il vescovo della comunità agrigentina, egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore. E il dolore patito ci pone di fronte alla realtà della morte, di ogni morte, anche della nostra. La si vorrebbe allontanare, mentre invece si fa compagna di vita”. Di fronte al dolore della perdita l’uomo è chiamato ad interrogarsi sul senso vita e citando le parole di San Giovanni della Croce, il vescovo dice: “Io credo; credo soltanto che un Amore mi attende. È questa speranza a sostenere il cammino del cristiano, chiamato a vivere nella consapevolezza che la propria esistenza è attesa e accompagnata dall’amore misericordioso di Dio. Accogliamo l’amore di Colui che si è fatto uomo per salvarci ed è morto e risorto per noi. L’ultima parola della vita, e della nostra storia, non è dunque la morte, ma un’esistenza nuova, da risorti, nella comunione con il Signore Gesù.”

