Al “Posta vecchia” di Agrigento l’anima balla il tango ma la “carne” balla il twist

Redazione

Agrigento

Al “Posta vecchia” di Agrigento l’anima balla il tango ma la “carne” balla il twist

di Redazione
Pubblicato il Dic 31, 2018
Al “Posta vecchia” di Agrigento l’anima balla il tango ma la “carne” balla il twist

“Il tango dell’anima” è un libro che l’autrice Daniela Spalanca ha scritto “nell’arco di tanti anni. E’ un insieme di pensieri sparsi a volte autobiografici e personali e altre volte frutto di riflessioni legate a un fatto o a vari eventi della vita altrui che ho fatto miei quasi inaspettatamente”.

Edito da Medinova, il diario  è stato adattato e messo in scena dal regista Salvatore Di Salvo e dalle attrici del “Teatranima”  Claudia Frenda, Consilia Quaranta, Zaira Picone, Giusi Urso, inserito nella rassegna dedicata a Mariuccia Linder.

La full immersion  nel suo intimo esclusivo la Spalanca avverte di offrirlo ai lettori, però “a patto  che si condivida il mio stesso “sentire” mosso dall’amore, dal dolore, dalla malinconia, dall’inquietudine di questo vivere…”.

Un testo che qui ad Agrigento doveva finire naturalmente tra le mani di Salvo Di Salvo notoriamente “regista-baluardo” di un tenace femminismo che da tempo si aggira tra i miti e gli eroi del Giardino delle Esperidi, i “Mostri” di Serena Dandini, e insieme alle “donne” del suo laboratorio teatrale mostra attenzione alla poesia, alla danza, alla recitazione.

Di Salvo coglie al volo le ragioni della Spalanca, ne accresce i toni gozzaniani riempiendo la scena delle “buone, care cose di pessimo gusto” con dietro le quinte il fantasma di “Nonna Speranza”: orsacchiotti, cuoricini rosseggianti, bianche gabbie di canarini, porcellane e sedie, veli intonsi,  lumicini e ninnoli vari, tutti avvolti in un bianco splendente come pure gli indumenti delle attrici vestali che con gesti omologati si incaricano a turno di dare voce ai “pensieri sparsi” inquieti e dolenti, al limite di un deliquio monacale e di una svenevolezza inframezzata da canzoni che lo stesso Di Salvo esegue con notevole garbo.

L’atmosfera del diario è resa perfettamente anzi è rincarata da una regia che non teme romanticherie del tipo “amami come fossi un’edera”, fino al punto da far pensare di assistere a una cerimonia per un manuale di preliminari amorosi dove l’anima balla, si, il tango ma la “carne”, paradiso degli uragani, rimane sottotraccia con quel voluto pudore proteso a  non offendere i sentimenti che il tandem Spalanca-Di Salvo offre, stavolta, senza pudore.

Di Salvo nel suo adattamento fa mancare persino il riferimento che Daniela Spalanca dedica rabbiosamente alla città di Agrigento e al suo essere città dei templi. Non vorremmo che il nuovo codice etico del Comune di Agrigento avesse costretto Di Salvo all’autocensura.

Come si vede siamo lontanissimi dalle sfumature di grigio, di nero o di rosso che  stranamente sono sempre “cinquanta” come quei “colpi di spazzola” della scrittrice catanese.

Quasi una risposta, in controcampo, all’Antonioni de “L’eclisse” (dei sentimenti) filmata negli anni sessanta dal regista ferrarese e di cui lo stesso Antonioni scrisse le parole cantate da Mina: ”E’ tipiologico il più vero amore, è zoologico fin dentro il cuore”.

Parole che il bigottismo di quel tempo non riuscì a censurare e che oggi potrebbero costituire l’inno di un Weinstein qualsiasi. E forse anche qui si potrebbe riaprire la vexata quaestio del femminismo di oggi con tutte le sue contraddizioni, i suoi vicendevoli ricatti e opportunismi che squalificano persino la lotta del “Me-too” e riportano sempre “punto e a capo” gli equivoci tra una presunta morale femminile e quella machista. E sotto questo aspetto il merito va al teatro agrigentino che qualche settimana fa ha aperto un dibattito con la messa in scena della commedia “Le ricette dell’amore” per la regia di Enzo Cordaro. Una commedia dove provocatoriamente le donne si trasformano in “cacciatrici” saltando il fosso dei pregiudizi e tutti gli stereotipi femminili di donne consacrate al focolare domestico. Così pareggiando il presunto duopolio “femminismo-machismo”.

Se il teatro è vita, bisognerebbe chiedersi a chi giova questa fortunosa incursione nell’animo femminile? Certamente e non solo giova al Laboratorio Teatrale di Di Salvo che ormai dovrebbe sganciarsi dalla creatività di laboratorio, gioverebbe anche alla Spalanca insieme agli spettatori che, messi da parte deliqui e svenevolezze, potrebbero trarre un beneficio riflessivo su quanto l’analisi psicologica ha portato avanti negli ultimi decenni soprattutto con la psicoterapeuta Shinoda Bolen e il suo trattato sulla sessualità e psicologia femminile: “Le dee dentro le donne”. Per farla breve, scrive Bolen: ”Quando la donna sa quali dee sono presenti in lei come forze dominanti, impara a conoscere la forza di certi istinti, le sue priorità e capacità, le possibilità di trovare il senso di se attraverso scelte che altri possono non incoraggiare”.

Su questo, le linee di tendenza e di rappresentazione scenica sono amplissime e dal “Teatranima” gli aficionados si attendono novità più compiute.

A iniziare dalla ripresa del sempre attuale testo di Dario FoTutta casa, letto e chiesa” per finire al recentissimo “Baciami sotto il cielo di Parigi” della Richer.

Nessun panico, ragazzi, la vie en rose è lì pronta a farsi rapinare.

Testo e foto di Diego Romeo


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