Agrigento

Aica risponde alla deputata Iacono: “Le critiche sono legittime. Le falsità no”

Aica tiene a sottolineare che "la società non sta fallendo"

Pubblicato 43 minuti fa

AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini smentisce con fermezza le dichiarazioni attribuite all’on. Giovanna Iacono e diffuse, da diverse testate giornalistiche sotto titoli nei quali si afferma che «AICA sta fallendo» e che l’attuale gestione starebbe favorendo la privatizzazione del servizio idrico.

“Si tratta di affermazioni gravissime, formulate senza alcun riscontro documentale e accompagnate da dati e ricostruzioni che non corrispondono alla realtà.La critica politica è pienamente legittima. Non è invece accettabile che una rappresentante delle istituzioni descriva come fatti accertati supposizioni, informazioni inesatte e valutazioni prive di qualsiasi approfondimento, arrecando un danno all’immagine di un’azienda interamente pubblica, ai suoi lavoratori e ai Comuni che ne sono proprietari”, si legge in una nota da parte di Aica che tiene a sottolineare che “la società non sta fallendo”.

AICA non è interessata da alcuna procedura concorsuale o liquidatoria, continua regolarmente a garantire il servizio nei Comuni gestiti, sostiene i costi del personale, paga i fornitori, realizza interventi sulle reti e porta avanti una programmazione pluriennale degli investimenti. “Utilizzare pubblicamente il termine “fallimento” senza indicare un solo atto contabile, amministrativo o giudiziario che lo giustifichi non rappresenta una critica politica: significa diffondere un’immagine falsa e gravemente lesiva dell’affidabilità dell’Azienda”; dice AICA che ha assunto la gestione del servizio in una condizione infrastrutturale ed economica estremamente complessa, caratterizzata da reti con perdite elevatissime, insufficienza delle fonti, crediti di difficile riscossione e pesanti esposizioni derivanti anche dalle precedenti gestioni. Nonostante ciò, l’Azienda ha assicurato la continuità del servizio e predisposto un piano industriale con interventi programmati per centinaia di milioni di euro. Definire tutto questo una “gestione fallimentare” senza conoscere o esaminare i dati aziendali è un’operazione politicamente strumentale, non una valutazione fondata”, continua la società.

“È parimenti, continua Aica, inesatta la dichiarazione relativa a un presunto “mancato pagamento di oltre 23 milioni di euro” a Siciliacque. I rapporti economici tra AICA e Siciliacque sono articolati, comprendono partite pregresse, importi contestati, interessi, pagamenti effettuati e questioni già sottoposte alle competenti sedi giudiziarie. Non possono essere ridotti alla generica affermazione secondo la quale AICA avrebbe semplicemente omesso di pagare 23 milioni di euro. Soltanto nel mese di luglio 2026 AICA ha corrisposto a Siciliacque complessivamente 1.125.000 euro. Tale circostanza è incompatibile con la rappresentazione di un’Azienda che avrebbe arbitrariamente cessato di adempiere ai propri obblighi. La cifra diffusa dall’on. Iacono, non rappresenta in maniera corretta l’attuale posizione contabile tra le parti e non tiene conto dei pagamenti eseguiti, delle partite oggetto di contestazione e della complessa vicenda debitoria derivante anche dalla precedente gestione del servizio. È inoltre priva di adeguato fondamento l’automatica correlazione tra tale presunto debito e le riduzioni delle forniture nei Comuni agrigentini. I quantitativi disponibili dipendono anche dalla produzione delle fonti, dalla programmazione regionale, dalle condizioni degli impianti e dalle esigenze complessive del sistema”, continua Aica.

Particolarmente grave e completamente errata è l’affermazione secondo cui il Comune di Palma di Montechiaro «preleva acqua, non la paga ad AICA e la fa pagare ai propri cittadini”. Il Comune di Palma di Montechiaro non ha consegnato le reti e gli impianti ad AICA e il servizio non è attualmente gestito dall’Azienda secondo il modello vigente negli altri Comuni già acquisiti alla gestione unica. AICA non vende al Comune di Palma di Montechiaro l’acqua che lo stesso distribuirebbe e fatturerebbe ai propri cittadini. Non esiste, pertanto, il “grande cliente insolvente”, se non per partite pregresse per le quali si sono adite le vie giudiziarie, descritto dall’on. Iacono, né può essere imputata ad AICA l’omessa riscossione di crediti che, nei termini rappresentati, non sussistono. Attribuire ad AICA favoritismi verso il Comune di Palma di Montechiaro dimostra una mancata conoscenza dell’attuale assetto gestionale e delle rispettive competenze.AICA respinge anche la rappresentazione secondo cui l’Azienda avrebbe “dichiarato guerra agli autobottisti e ai cittadini esasperati di Canicattì”. L’Azienda ha il dovere di garantire che il trasporto e la distribuzione dell’acqua avvengano nel rispetto delle disposizioni sanitarie, ambientali, fiscali e di pubblica sicurezza. La tracciabilità dell’acqua, l’idoneità delle cisterne e la regolarità degli operatori non sono ostacoli burocratici, ma garanzie poste a tutela della salute dei cittadini. Gli interventi avviati da AICA sono stati condivisi con le autorità competenti e si inseriscono nel percorso per la definizione di un protocollo istituzionale sui controlli del trasporto mediante autobotti. Difendere la legalità e la salute pubblica non significa accanirsi contro i cittadini. Significa impedire che, approfittando dell’emergenza e della fragilità del sistema, possano svilupparsi attività prive di controlli o situazioni speculative ai danni della popolazione. L’affermazione secondo cui l’attuale gestione di AICA starebbe offrendo un pretesto per consegnare il servizio ai privati costituisce una valutazione politica dell’on. Iacono, ma non può essere presentata come un fatto riconducibile all’Azienda. AICA è un’azienda interamente pubblica, di proprietà dei Comuni, e il suo Direttore Generale e il Consiglio di amministrazione opera per rafforzarne la stabilità economica, organizzativa e operativa.La difesa della gestione pubblica non si realizza delegittimando pubblicamente l’azienda dei Comuni attraverso dati inesatti. Chi afferma di voler difendere l’acqua pubblica dovrebbe contribuire al consolidamento di AICA, chiedere alla Regione gli investimenti necessari, sostenere il rifacimento delle reti e affrontare il problema strutturale dell’approvvigionamento, anziché descrivere come fallita l’unica azienda interamente pubblica che garantisce il servizio nella provincia.Da una parlamentare ci si attende che dichiarazioni tanto gravi siano precedute almeno dalla consultazione dei bilanci, degli atti aziendali, dei documenti dell’ATI e delle risultanze relative ai rapporti con Siciliacque e con i Comuni dell’ambito. Se l’on. Iacono avesse richiesto formalmente informazioni ad AICA, avrebbe ricevuto tutti i chiarimenti necessari. Ha invece scelto di diffondere pubblicamente accuse senza avere una conoscenza corretta dei fatti richiamati. AICA è disponibile a qualsiasi confronto serio, trasparente e documentato. Non accetterà, però, che la propria immagine, l’affidabilità dell’Azienda e il lavoro quotidiano dei dipendenti siano compromessi da dichiarazioni non veritiere. AICA sta acquisendo le dichiarazioni diffuse dalle diverse testate giornalistiche e le sottoporrà ai propri legali affinché sia valutata ogni iniziativa necessaria a tutela dell’immagine, della reputazione e dell’affidabilità istituzionale dell’Azienda. Particolare attenzione sarà riservata all’utilizzo dell’espressione «AICA sta fallendo», alla diffusione della non corretta posizione debitoria attribuita al Comune di Palma di Montechiaro e a Siciliacque e alle accuse di favoritismi e connivenze. La gestione del servizio idrico agrigentino presenta criticità reali, che AICA non ha mai nascosto. Proprio per questo il confronto pubblico deve fondarsi su dati veri, responsabilità correttamente individuate e proposte concrete. Le critiche sono legittime. Le falsità no.”, ha concluso nella nota Aica.

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