Basta con i falsi miti sulla cervicale: parla il fisioterapista Roberto Falla
Falsi miti, campanelli d'allarme e rimedi efficaci: tutto quello che c'è da sapere sulla cervicale nell'intervista al dottor Roberto Falla.
Dolore al collo, rigidità, tensione muscolare e, in alcuni casi, mal di testa: ormai è sempre più comune sentir parlare di “cervicale”. Un disturbo che sembra interessare persone di tutte le età, dai giovani che trascorrono molte ore davanti a computer e smartphone agli adulti che conducono una vita sempre più sedentaria. Per fare chiarezza su questo disturbo abbiamo chiesto al fisioterapista Roberto Falla di spiegarci perché oggi sia così comune parlare di cervicale e quali siano i comportamenti che possono favorire la comparsa di questi disturbi.
“Smartphone e computer hanno cambiato il modo in cui utilizziamo il nostro corpo durante la giornata, ma direi che è importante sfatare un equivoco: non è semplicemente una “postura sbagliata” a creare il dolore cervicale”, dichiara il fisioterapista Falla. “Il problema è soprattutto il mantenimento prolungato della stessa posizione, la scarsa variabilità dei movimenti e, più in generale, una vita troppo sedentaria. Passare molte ore davanti a uno schermo può quindi contribuire alla comparsa dei disturbi, soprattutto quando non viene compensato da sufficiente movimento e attività fisica. Per questo non direi al paziente di cercare la “postura perfetta”. Gli insegnerei piuttosto a cambiare frequentemente posizione, fare pause, muoversi e distribuire meglio i carichi durante la giornata.”
Entrando poi nel merito di quando un semplice torcicollo diventi il campanello d’allarme di un problema serio, il dottore ci ha spiegato che: “Nella maggior parte dei casi un torcicollo è un disturbo benigno che tende a migliorare spontaneamente o con un trattamento adeguato. Ci sono però situazioni in cui è opportuno non sottovalutare il sintomo. Ad esempio, quando il dolore è particolarmente intenso, compare dopo un trauma, tende a peggiorare invece di migliorare oppure è accompagnato da formicolii persistenti, perdita di forza o altri disturbi neurologici. In questi casi è importante affidarsi a un professionista per una valutazione. Il fisioterapista non deve limitarsi a trattare il dolore, ma deve innanzitutto capire se il problema è di sua competenza e quale sia il percorso più appropriato per quella persona.”
Infine, parlando di quali esercizi e trattamenti siano più efficaci per prevenire le recidive e curare il problema alla radice, ci ha detto che: “La prevenzione delle recidive passa soprattutto dalla capacità del paziente di tornare a muoversi e caricare il collo in maniera graduale e sicura. Gli esercizi vengono scelti individualmente, ma generalmente lavoriamo sulla mobilità cervicale, sul controllo motorio, sul rinforzo della muscolatura cervicale e scapolare e sulla capacità di sostenere progressivamente i carichi quotidiani. Anche la terapia manuale può avere un ruolo importante. Possiamo utilizzare mobilizzazioni articolari cervicali e toraciche, tecniche sui tessuti molli e, quando appropriate, altre tecniche manuali per ridurre dolore e rigidità e migliorare temporaneamente la mobilità. La cosa importante, però, è non creare dipendenza dal trattamento manuale. La terapia manuale può essere uno strumento per facilitare il recupero, mentre l’esercizio e l’autonomia del paziente rappresentano il vero investimento a lungo termine. Più che parlare di “dire addio ai farmaci”, preferisco parlare di ridurre la necessità di ricorrere continuamente a soluzioni passive o farmacologiche, quando clinicamente possibile. I farmaci possono avere un ruolo nella gestione del dolore e devono essere utilizzati secondo indicazione medica. La fisioterapia, invece, lavora sulla capacità della persona di recuperare movimento, forza e autonomia. Il percorso può comprendere educazione del paziente, esercizio terapeutico, gestione dei carichi e terapia manuale quando indicata. La terapia manuale, ad esempio, può essere molto utile per ridurre temporaneamente dolore e rigidità e permettere al paziente di muoversi meglio; successivamente utilizziamo quella “finestra” per lavorare attivamente attraverso l’esercizio. Il vero obiettivo non è semplicemente far passare il dolore per qualche giorno, ma aumentare la capacità della persona di gestire il proprio corpo e le proprie attività, riducendo il rischio che il problema continui a ripresentarsi. In definitiva, la fisioterapia moderna non consiste nel “rimettere a posto” una vertebra o nel cercare una singola struttura responsabile del dolore. Consiste nel comprendere la persona nel suo insieme e costruire un percorso che le permetta di tornare a muoversi, lavorare e vivere senza paura del movimento.”




