Centrodestra, l’affondo di Daniela Catalano: “Troppi personalismi e feudi da blindare”
La già presidente del Consiglio stigmatizza il rinvio dei giorni scorsi e rivela quanto avvenuto in campagna elettorale
Nel giorno del rinvio dei lavori del Consiglio comunale di Agrigento per proposta di un Centrodestra che, pur forte nei numeri, aveva bisogno di trovare un’insperata unità d’intenti, aveva pubblicato un post che aveva fatto discutere. Daniela Catalano, avvocato, già presidente di aula “Sollano”, candidato sindaco alle penultime amministrative e assessore designato di Dino Alonge – dopo una temporanea indicazione come aspirante primo cittadino del centrodestra – era scesa in campo a gamba tesa per stigmatizzare quanto avvenuto. Come elettrice di area, prima ancora che come esponente politica.
“Avrei voluto dedicare un post per augurare buon lavoro al mio nuovo successore alla carica di Presidente del Consiglio Comunale di Agrigento.. Che la politica torni a programmare e a puntare più sulle persone che sui personalismi”, aveva scritto, suscitando le reazioni stizzite e pubbliche soprattutto di Fratelli d’Italia.
Avvocato, con quel post ha manifestato un dispiacere rispetto alle dinamiche che hanno portato al rinvio dell’elezione del presidente del consiglio comunale. Ci spiega meglio?
“Il mio post esprime certamente un sentimento di rammarico rispetto al primo adempimento dell’Assise Comunale di primo insediamento che, certamente, sarebbe stato opportuno, per ragioni di immagine dell’istituzione oltreché di ritrovata coesione politica dell’area di cdx, non rinviare.
Rimango ottimista, possibilmente, il rinvio, si tradurrà in meluis re perpensa?”
Il centrodestra agrigentino insomma sembra non essere in grado di uscire dal tunnel in cui si è cacciato con le amministrative…
“Non è agevole, atteso che la ratio sottesa alle posizioni assunte in questa surreale campagna elettorale non può certo dirsi scevra dall’ansia di preservare e/o garantire posizioni politiche dei singoli, in vista del 2027, ragion per cui non sarà agevole una pax piena, ma confido nel buon senso e nell’insegnamento che la recente tornata elettorale ha impartito (spero) a tutti perché di possa, comunque, agire diversamente e con prospettiva di coalizione”.
Quale pensa potrà essere la conseguenza politica di un eventuale nuovo rinvio del consiglio?
“La prego, non voglio pensarci. Sono fiduciosa che non ve ne saranno altri”.
Ma quindi quale è la malattia di cui soffre il centrodestra agrigentino?
“Non puoi dirti di centrodestra se non dimostri un alto senso del concetto di meritocrazia. Non puoi ritenere di presentarsi agli elettori, se non ne ascolti il sentimento e le esigenze, in primis quella di rappresentanza reale che, Auspico, tra le altre, riporti alle sistema delle preferenze ogni competizione elettorale. Repetita juvant: troppi personalismi, feudi da blindare in spregio alle persone, ai buoni progetti, alle esigenze delle nuove generazioni e alle richieste, elevate a gran voce da un popolo che, una parte del cdx, aveva smesso di ascoltare”.
A proposito del voto, lei è stata per alcuni giorni la candidata della maggioranza del centrodestra, salvo poi essere messa da parte durante le trattative per veti interni. A distanza di un mese dalla fine del primo turno può raccontaci come è andata?
Nella sua domanda, è in parte contenuta la risposta. Fino ad oggi ho evitato di parlare delle dinamiche di quelle settimane, non un articolo o un comunicato, sebbene tra il primo ed il secondo turno sia stata tirata pubblicamente e palesemente in ballo da chi, forse in ossequio al noto brocardo “excusatio non petita accusatio manifesta”, tentava di giustificare, all’indomani del voto non soddisfacente per il cdx, la mancata disponibilità a convergere sul mio nome. Sorridendo, ho più volte detto che il nostro più illustre conterraneo, Pirandello, dall’inizio al post amministrative 2026, avrebbe preso appunti. In quell’occasione, decisi di non riscontrare per tutelare il cdx e, in primis, la possibilità del nostro candidato sindaco, collega e persona perbene, di tentare la vittoria al secondo turno, certa che gli strali interni avrebbero solo potuto arrecargli ulteriore nocumento. Tornando all’ipotesi della mia candidatura, respirata in città anche perché già seconda carica cittadina e, forse, per il desiderio diffuso di avere finalmente un primo cittadino donna, riceveva(come da articoli di numerose testate on line) l’attenzione di forze politiche differenti dal partito, Fratelli d’Italia, in cui ho militato negli ultimi anni. Per quanto da me sin da subito – e direttamente -percepito, poi confermato anche dai numerosissimi articoli di stampa mai smentiti, gli esponenti FDI deputati a decidere per il territorio, forse per assenza di reale interesse ad avere un sindaco di partito, non mostravano apertura alcuna rispetto alla precitata ipotesi che, visti i numerosi segnali di disponibilità palesati, seppur con tempistiche differenti, dalla quasi totalità degli altri partiti di cdx, avrebbe potuto rappresentare una progettualità, non dico l’unica, sulla quale tentare quella convergenza che tutto il cdx sosteneva di ricercare e che poi, all’indomani del voto, è stata rimpianta con lacrime ufficialmente definite “da coccodrillo”. Vista l’inamovibile chiusura di FDI – ancora oggi, per me, personalmente prima ancora che politicamente, incomprensibile – che, avrebbe potuto, per prima sottoporre, per le ragioni sopra esposte, il mio nominativo al tavolo del cdx congiuntamente-nessuno ha mai preteso nulla, men che meno l’esclusiva – ad una rosa di nominativi per non frustrate legittime aspettative di altri militanti – MpA, FI e UDC, a mezzo dei propri coordinatori Regionali, comunicavano formalmente la volontà di proporre la mia candidatura, prescindendo all’iniziativa di FDI che, al pari di ogni formazione politica, non può certo limitare la libertà del singolo di mettersi a disposizione della propria comunità. Non un articolo di giornale, un comunicato, una chiamata, ha rivendicato un atteggiamento differente da quello a me noto e ripetutamente palesato, dicunt (non ero presente) nei tavoli regionali susseguitesi per mesi. Parrebbe, anzi, che la convergenza(peraltro poi solo parziale) del cdx, passasse dalla pretesa rinuncia degli iniziali proponenti al mio nominativo – i veti di cui lei parla – e dalla richiesta, a fine aprile, di cercare differenti ipotesi, anche in spregio alle poco favorevoli tempistiche (quasi a ridosso della chiusura del termine per presentazione liste) e alla chiara avanzata del sentimento di antipolitica ben utilizzato da altra area politica, in piena campagna elettorale da mesi. Ho sempre detto, fuori dai microfoni, che sono stata onorata e lusingata dalle spontanee attestazioni di stima provenienti da tutte le forze politiche con cui ho dialogato e da tante Agrigentine ed Agrigentini, ma che non avrei voluto rappresentare oggetto di divisioni in una campagna elettorale nella quale occorreva andare ben equipaggiati ed uniti. Il resto, è storia”.


