Agrigento

Intervista a Francesco Picarella (Confcommercio): “Valle dei Templi cresce, la città meno”

Intervista al presidente di Confcommercio Agrigento, Francesco Picarella. Numerosi i temi di discussione. Di seguito quanto ci ha dichiarato l’imprenditore agrigentino su migranti, turismo, commercio e proposte di sviluppo della Città dei Templi. Dopo tre mesi di nuovo governo si comincia ad avvertire almeno l’odore di un qualche cambiamento? “Sicuramente c’è una presa di coscienza […]

Pubblicato 7 anni fa

Intervista al presidente di Confcommercio Agrigento, Francesco Picarella. Numerosi i temi di discussione. Di seguito quanto ci ha dichiarato l’imprenditore agrigentino su migranti, turismo, commercio e proposte di sviluppo della Città dei Templi.

Dopo tre mesi di nuovo governo si comincia ad avvertire almeno l’odore di un qualche cambiamento?
“Sicuramente c’è una presa di coscienza su alcune tematiche da parte della popolazione che prima le viveva un po’ più astrattamente. Adesso si trova molto più coinvolta in modo emotivo e sociale. L’operato del governo nazionale in questi cento giorni sono attività che hanno svegliato la gente sul tema dell’immigrazione, dell’economia, delle pensioni. E’ vero che non ancora tutto quello che è stato promesso è stato realizzato però ci sono dei segnali importanti che ci dicono come le mani sulle carte sono state messe. I risultati li attendiamo fra non molto. C’è una schermaglia politica che continua ed è nella logica delle cose”.
Improvvisamente ci siamo accorti che l’accoglienza dei migranti non basta più. Anche Papa Bergoglio lo ha accennato. Però si continua sulla strada di una integrazione e una distribuzione dei migranti che è ancora di là da venire. Diciamolo pure, è un danno per noi e per loro.
“E’ un danno sicuramente per come è stata gestita fino ad oggi. L’arrivo di una grande quantità di migranti non è stato corrisposto da politiche sociali, economiche per l’integrazione”.
Tra cinismo e ipocrisia è scattato lo sfruttamento su scala industriale, direi.
“Assolutamente si,, una delle azioni deplorevoli che noi condanniamo è proprio il caporalato fatto in danno di queste persone che per vivere devono barcamenarsi come possono. Questo porta anche ad una escalation di reati che purtroppo vediamo quotidianamente. Oggi non c’è più sulle strade quella sicurezza che si aveva dieci-quindici anni fa”.
Chi si occupa di accoglienza ad Agrigento è molto circospetto e forse pour cause. Dalle istituzioni ai sindacati ti guardano perplessi. Come confcommercio avete dei dati di quanti trovano una sistemazione( al nero) e di quanti passeggiano con lo smartphone e l’auricolare?
“No, riceviamo solo dei dati nazionali, sicuramente la percezione è che c’è una grande quantità di sommerso, sia di persone che non si sa da dove vengono e cosa facciano, di contro c’è una buona parte di popolazione che si è integrata. Lo vediamo nelle scuole, nei luoghi di ritrovo, c’è ripeto una gran parte sommersa di cui non si ha contezza”.
Comunque non registriamo quelle brutte cronache di altre parti d’Italia. Questo è dovuto alla nostra indole o a qualcos’altro?
“E’ dovuto probabilmente al fatto che noi siamo comunque una terra di passaggio, siamo il primo approdo europeo e poi i migranti si disperdono altrove.. Qui gli episodi criminali sono molto circoscritti anche perché Agrigento è un piccolo paese a differenza di altre grandi città dove l’emarginazione sociale è più grave”.
D’accordo sulla piccola città. Ma se non ci fossero i templi? Il turismo rimane una questione sempre aperta.
“Non abbiamo la molecola magica per risolvere la questione turismo, purtroppo questa molecola non sempre viene usata nel modo migliore e così abbiamo due situazioni diametralmente opposte: una valle dei templi che cresce in maniera esponenziale e un centro città che non cammina con la stessa velocità. Dobbiamo pensare che il turismo non è fatto dalla presenza di alberghi e ristoranti ma dalla qualità e quantità dei servizi. Si sta iniziando adesso ma ancora non è ben organizzata al servizio di tutti. Faccio un esempio banalissimo: noi abbiamo saputo dell’attivazione “templisulbus” che è per noi essenziale e per i turisti anche, solo il giorno stesso in cui si è attivato, quindi la mancanza di coordinamento dei servizi penalizza chi di turismo vive e investe una buona fetta della popolazione agrigentina”.
Nei giorni scorsi si è sbandierata come formula turistica, incentivante e risollevante le sorti di una periferia agrigentina, un “Premio Mosè” costato cinquantamila euro, anzi 49 mila. Ingresso gratuito per la “folla oceanica” ,è stato scritto, ma gli artisti sono stati doverosamente pagati. Siamo ancora a questi espedienti catturanti un popolino che si crede sovranista e che il biglietto lo paga sempre come Pantalone? Di fronte ai tanti settori che rimangono sguarniti, fra i tanti esempi quello dei disabili, il contrasto diventa stridente o scandaloso?
“Gli eventi, a prescindere da chiunque li organizzi, sono sempre delle opportunità e non entro nel merito se il costo della manifestazione corrisponde a un ricavo per il territorio. Penso che deve essere fatta nel territorio una qualificata serie di eventi e che aiuti a farci vedere in maniera diversa rispetto a come veniamo dipinti.. Gli eventi sono un elemento fondamentale della proposta turistica. Se anche questi eventi al di la dei costi fossero messi in rete con un calendario coordinato avremmo possibilità di vendere questo prodotto per potere attrarre altri turisti. Manca il coordinamento di queste tipologie di azione”.
Che ne facciamo di quei settori che rimangono così cinicamente sguarniti?
“E’ assolutamente un controsenso, però sono due cose separate, le attività non devono essere appannaggio di un singolo settore piuttosto che un altro, c’è bisogno di fare ordinaria amministrazione, anche sul sociale”.
Anche l’orchestrina suonava sul Titanic mentre affondava.
“E’ vero, sicuramente la nostra città non sta vivendo un grande momento , però non possiamo demordere, come associazione di categoria dobbiamo dare dei suggerimenti, dare quelle proposte utili al territorio. Ci piacerebbe che le proposte fossero prese in considerazione. Non siamo depositari del verbo ma siamo qui a dare una mano”.
A proposito , parecchi anni fa, quando il Procuratore De Francisci si congedò da Agrigento, in una intervista a Teleacras rivelò “Mi dicono che al Villaggio Mosè tutti pagano il pizzo”. A Favara i commercianti non pagano il pizzo perché secondo le recenti rivelazioni di un pentito “siamo tutti in famiglia”. La piaga, secondo Confcommercio, è sempre aperta?
“Dal punto di vista del coraggio da parte degli imprenditori che sono rimasti in pochi, c’è una presa di coscienza più coraggiosa rispetto al passato. Purtroppo è una piaga diffusa, però c’è più coraggio nel dire no ed è un vantaggio per il tessuto produttivo e per la crescita sociale”.
In queste ultime ore c’è un dibattito molto forte sulla questione dell’apertura dei negozi. Come Confocommercio agrigentina che posizioni prenderete?
“Chiusure domenicali si, ma che siano razionalizzate. E’ normale che alcune attività ne soffriranno. Noi, per esempio, abbiamo fatto una battaglia utilissima con l’associazione panificatori perché la concorrenza dei grandi centri commerciali ha fatto si che i piccoli imprenditori andassero incontro solo alle esigenze dei consumatori e non ad un aiuto sociale per la loro famiglia. Oggi il governo prende in mano la soluzione, ci saranno i pro e i contro ma la posizione dettata dalla nostra confederazione mi trova assolutamente in linea per le soluzioni di equilibrio. Tra turismo, commercio e trasporti si troverà senz’altro una scelta equilibrata e soprattutto che non mortifichi il lavoro degli imprenditori”.
La mappa della deputazione agrigentina è cambiata. Nota una diversa attenzione ai nostri problemi oppure bisogna attendere, speriamo non inutilmente, una nuova stabilizzazione?
“Assolutamente credo che una stabilizzazione ci debba essere. Vedo in molti della deputazione nazionale e regionale una grande voglia di dialogare e confrontarsi, cosa che nel passato non era molto facile. Oggi c’è più voglia di stare in mezzo alle persone, questo la politica l’ha compreso. Sarà perché al governo ci sono due forze politiche molto populiste e quindi col popolo dialogano in maniera diversa rispetto alle strutture dei partiti che abbiamo conosciuto, vedo un cambiamento nell’atteggiamento verso le associazioni”.
Insomma la luna di miele non è ancora finita?
“Deve finire ancora, però i segnali sono incoraggianti”.
Sui proventi della tassa di soggiorno ad Agrigento , mi pare ci sono dei punti di vista molto accesi. Tutto rimane in sospeso.
“Non siamo un organo decisionale però il fatto che già sono stati incassati quasi 700mila euro da luglio 2017 fino ad oggi e che ancora non c’è una destinazione anche se noi abbiamo dato dei suggerimenti all’amministrazione comunale, questo ci fa un po’ storcere il naso. Se è vero che ancora non si possono ancora spendere perché il bilancio non è stato approvato, Viste le indicazioni che avevamo dato e quindi l’indirizzo che era quello di una parte delle somme per gli eventi, una parte per il decoro urbano e una parte per la promozione turistica, vorremmo sapere se c’è una progettazione su queste tematiche. Purtroppo non riusciamo ad avere qualcuno che dall’altra parte ci risponde. Questo non ci pone in modo favorevole”.

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