Agrigento

Totò Riina e la latitanza dorata a Malta

La scoperta è frutto del lavoro del giornalista agrigentino Silvio Schembri per il programma televisivo “Lo Stato delle cose”

Pubblicato 22 minuti fa

Il mistero della prolungata latitanza di Salvatore “Totò” Riina, il defunto e sanguinario capo dei Corleonesi, si arricchisce di un nuovo, inquietante tassello internazionale.

Un’approfondita inchiesta giornalistica ha individuato i rifugi del “capo dei capi” sull’isola di Gozo, a Malta, rivelando che una delle due ville utilizzate dal boss appartiene oggi all’attuale ministro dell’Agricoltura maltese, Anton Refalo.

La scoperta – rivela www.lasicilia.it con l’ottimo Fabio Russello – è frutto del lavoro del giornalista Silvio Schembri per il programma televisivo “Lo Stato delle cose”, condotto da Massimo Giletti.

L’indagine che è partita da un indizio decisivo: una lettera anonima recapitata al giornalista Pino Maniaci, nella quale veniva descritta con precisione un’abitazione su due piani, dotata di terrazzo e vista mozzafiato, indicata come rifugio di Riina in più occasioni durante la sua latitanza.

Seguendo questa traccia, Schembri si è recato più volte a Gozo, raccogliendo le testimonianze dei residenti. Il quadro che emerge è strabiliante: i vicini ricordano la presenza del boss, descritto come un “turista sui generis”, sempre educato, silenzioso e mai incline a discussioni; solo anni dopo, riconoscendo la sua foto quale simbolo del male assoluto, ne hanno collegato l’identità.

L’attenzione dell’inchiesta si è poi spostata su una seconda villa, confermata da una fonte locale anonima che ha indicato l’indirizzo esatto su Google Maps: si tratta dell’immobile oggi di proprietà del ministro Anton Refalo, il quale risulta però del tutto estraneo ai fatti criminali dell’epoca. Interpellato dai microfoni mentre scaricava un quadro da un furgone, il ministro ha reagito con stizza alla domanda sul precedente proprietario, dichiarando di aver acquistato la casa 25 anni fa, prima del matrimonio, e congedando il cronista con un secco “Fatti i fatti tuoi” prima di allontanarsi.

A corroborare i riscontri del programma è giunta la testimonianza dirompente del collaboratore di giustizia Gaetano Grado. Ex killer di fiducia di Cosa Nostra — reo confesso di oltre cinquanta omicidi — e figura di spicco della famiglia di Santa Maria del Gesù prima dell’ascesa dei Corleonesi, Grado ha mostrato per la prima volta in tv il suo volto, in virtù della fiducia riposta nel team di Giletti.

Messo di fronte alle immagini delle ville, non ha esitato: ne ha riconosciuto i dettagli, incluso il portone d’ingresso, confermando non solo i luoghi ma anche di avervi dormito. “Ci accompagnavo Riina”, ha affermato, spiegando che l’isola era il posto dove il boss “svernava” quando a Palermo l’aria si faceva troppo pesante.

Quindi Malta forse era soltanto un rifugio, ma anche un crocevia per possibili investimenti di Riina, un luogo in cui riciclare denaro e occultare ingenti ricchezze. Un elemento tutt’altro che secondario in un Paese che da almeno un decennio è al centro di complesse inchieste su criminalità organizzata e reati finanziari, in un contesto segnato anche dall’omicidio, oltre otto anni fa, della coraggiosa giornalista Daphne Caruana Galizia.

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