Agrigento, 4 rinvii a giudizio per il crollo al Viale della Vittoria
I due cedimenti del palazzo Liberty del Viale della Vittoria si verificarono il 18 ed il 30 settembre 2019
Il gup del tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti di quattro persone accusate dei due cedimenti del palazzo Liberty del Viale della Vittoria, verificatisi il 18 ed il 30 settembre 2019. A processo, con la prima udienza fissata il 20 marzo davanti il giudice Manfredi Coffari, vanno Vincenzo Sinatra, Tito Cece, Giuseppe Nicotra e Cosimo Nicotra. Un quinto imputato, Giuseppe Bellia, ha scelto il giudizio abbreviato condizionato all’audizione in aula del consulente di parte, l’ingegnere Antonio Giambanco.
Secondo la Procura di Agrigento sarebbero due le cause alla base del cedimento: “I lavori di costruzione dei solai di calpestio del piano quarto sottotetto risalenti agli anni 2007/2008 sono stati realizzati abusivamente e senza valutare in alcun modo il disturbo arrecato al sistema di coronamento dell’edificio a causa del taglio della muratura per l’inserimento dei dormienti in acciaio e per l’appoggio stesso dei solai, pertanto il proprietario e committente dei lavori, Vincenzo Sinatra, l’impresa esecutrice, che non è stato possibile individuare, ed il tecnico, architetto Tito Cece, che successivamente ha predisposto gli elaborati grafici e di calcolo di tali solai hanno agito con negligenza, imprudenza ed imperizia, innescando una situazione di instabilità del sistema di coronamento dell’edificio”.
La seconda causa sarebbe stata il maldestro taglio di un cornicione avvenuto lo scorso anno: “Il taglio del cornicione in calcestruzzo all’angolo nord-ovest dell’edificio avvenuto il 17 settembre 2019, è stato realizzato dagli operai della ditta Nicotra Costruzioni su ordine di Cosimo Nicotra responsabile tecnico della stessa ditta che dichiara di averlo concordato con il direttore dei lavori, l’ingegnere Giuseppe Bellia. Tale intervento è stato effettuato senza consulenza tecnica d’ufficio sulle cause del crollo di due cornicioni di coronamento dell’edificio, senza procedere ad alcuna analisi o valutazione preventiva sull’effettiva condizione di stabilità del cornicione né di natura tecnica né di natura computazionale e senza predisporre eventuali protezioni o apprestamenti di messa in sicurezza delle strutture procedendo, pertanto, con imprudenza ed imperizia ed esponendo la struttura di coronamento al meccanismo di rovinoso crollo”.

