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Così entrano droga e cellulari in carcere, il pentito svela: “Si individua l’agente più permeabile alle lusinghe..”

Il neo collaboratore, ex boss della Stidda, rivela il mondo all’intero del carcere: droga, cellulari e agenti compiacenti

Pubblicato 10 minuti fa

“Ogni struttura carceraria viene gestita dalle associazioni più forti all’interno della struttura stessa”. È quanto messo a verbale dal nuovo collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, figlio del boss della Stidda Aurelio, a sua volta divenuto elemento di spicco della pericolosa associazione criminale di Gela. Tra le tante cose riferite dal pentito ai pm Davide Spina e Claudia Pasciuti vi sono anche i segreti delle carceri: droga, cellulari, chi comanda e agenti compiacenti. 

Cavallo, il 24 gennaio 2025, riferisce sul punto:I telefoni si comprano direttamente all’interno del carcere. Ogni struttura carceraria viene gestita dalle associazioni più forti all’interno della struttura stessa.Quando io sono stato arrestato nel 2023 e sono stato portato al carcere di Gela, quest’ultima struttura veniva gestita da persone di Catania. Quando io sono arrivato, ho preteso che, poiché eravamo a casa nostra, la gestione fosse operata dai gelesi; in particolare ho imposto che in carcere non entrasse più niente senza passare da noi gelesi.” 

Il collaboratore di giustizia ha poi spiegato come riescono ad entrare cellulari e droga all’interno di un carcere: “Ho interloquito con appartenenti ala polizia penitenziaria ai quali ho assicurato che, se avessero rispettato le nostre famiglie al momento dei colloqui, avrei io tenuto il controllo di ciò che entrava all’interno della struttura. Ora che io sono stato scarcerato, a Gela è rimasto Massimo Gerbino. All’interno della struttura carceraria, deve essere individuato, tra gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria  il soggetto più permeabile a certe lusinghe. Quando si entra in confidenza gli si propone di fare entrare determinate cose in cambio della corresponsione di somme di denaro. Una volta che il telefono entra, la cessione del telefono stesso diventa un business. Nel periodo in cui sono stato in carcere a Gela, non ho consentito l’ingresso di telefoni.  C’è un altro meccanismo per fare entrare cose in carcere: si fa fare un sottofondo alla pentola e, nel sottofondo, si mettono telefoni e droga. Ovviamente la pentola, che è di metallo, suona ma non desta sospetti particolari.”

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