Il mandamento mafioso di Canicattì, i giudici: “Buggea è sempre stato un fedelissimo di Falsone”
I giudici di appello depositano - a distanza di un anno - le motivazioni della sentenza del processo “Xidy”. Ecco perchè Giancarlo Buggea è stato condannato a 20 anni di carcere
“La qualifica di associato alla famiglia mafiosa di Canicattì nel corso degli anni si è addirittura elevata dal punto di vista organizzativo e della pericolosità sociale essendo egli passato dal rango di mero partecipe a quello di promotore ed organizzatore dell’articolazione territoriale di Canicattì”. È quanto scrivono i giudici della seconda sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Antonio Napoli, in un passaggio della sentenza con la quale sono stati confermati venti anni di reclusione nei confronti di Giancarlo Buggea, ritenuto uno degli esponenti più autorevoli di Cosa nostra agrigentina. La vicenda è legata allo stralcio abbreviato del processo “Xidy”, la maxi operazione dei carabinieri del Ros che nel 2021 decapitò il mandamento mafioso di Canicattì facendo luce sia sulla riorganizzazione della Stidda ma anche sul ruolo ancora apicale del boss ergastolano Giuseppe Falsone che, nonostante sia ormai da decenni ristretto e sottoposto al 41bis, sarebbe ancora il capo indiscusso della mafia agrigentina. Il processo di secondo grado (rito abbreviato) si è concluso lo scorso anno con nove condanne e quattro assoluzioni. I giudici, rispetto ai canonici novanta giorni, hanno depositato le motivazioni soltanto pochi giorni fa proprio per la mole di lavoro che l’intera inchiesta ha richiesto.
In oltre 200 pagine di sentenza ecco alcuni dei passaggi relativi alla posizione di Buggea: “Dalle indagini è emerso un ruolo direttivo del Buggea che si è concretamente estrinsecato nella organizzazione di numerosi incontri con gli altri capi mafia della provincia di Agrigento e nelle correlative attività di informazione, consiglio, supporto ideologico e morale in favore degli stessi, oltre che in termini di ausilio per la composizione di controversie insorte con il concorrente gruppo degli stiddari·(ad esempio nella gestione delle sensalie ove si è imposto per mantener.e la pax mafiosa piuttosto che far scendere il suo gruppo allo scontro armato), nonché di supporto esterno alla detenzione del capo mafia Falsone (in favore del quale ha mandato dentro il carcere, in qualità di nuovo difensore disposto a trasgredire gli obblighi di legge ed i precetti della propria professione, un altro esponente mafioso, l’avvocato, nonché sua amante, Porcello Angela, fregiandosi pure di avere fatto così “un regalo” al Falzone, data la complicità mafiosa della stessa Porcello) e al mantenimento dei suoi familiari.”
I giudici scrivono: “La qualifica di associato alla famiglia mafiosa di Canicattì rivestita dal Buggea, nel corso degli anni si è addirittura elevata dal punto di vista organizzativo e della pericolosità sociale, essendo egli passato dal rango di mero partecipe a quello di promotore ed organizzatore dell’articolazione territoriale di Canicattì facente parte della “provincia” agrigentina rimasta capeggiata dal suddetto Falsone nonostante il suo stato detentivo. Al Falsone, dunque, il Buggea è sempre rimasto fedelissimo durante un arco temporale di oltre un ventennio, nonostante i contrasti insorti all’ interno della “provincia” tra le varie fazioni. L’assoluta fedeltà del Buggea al capo mafia Falsone manifestata nel corso di due decenni (sia quando nella prima metà degli anni duemila il Falsane era latitante ed il Buggea cooperava al suo fianco come estorsore e veniva anche indicato come componente del suo gruppo Lii fuoco; sia quando nel 2019 il Falsane si trovava detenuto in carcere in regime di 41 bis o.p. ed il Buggea ne perorava la causa affidandolo alfa. preziosa opera di collaborazione mafiosa dell’avv.Porcello) esprime dunque, un tale livello di cointeressenza mafiosa e fidelizzazione al capo mafia da escludere in radice che, possa esservi stata una interruzione (sospensione) del vincolo associativo nel corso di quella detenzione carceraria. [..] La coerenza mafiosa del Buggea dimostrata dalla sua ultraventennale fedeltà al capo mafia Falsane e agli altri associati dell’area falsoniana, senza il benchè minimo accenno a tentativi di collaborazione con l’autorità giudiziaria, anche in costanza di detenzione in carcere risponde, peraltro, ad una regola consuetudinaria di “cosa nostra., che ha sempre considerato la detenzione in carcere come una sorta di “messa alla prova” dell’associato e test psicoattitudinale” della_sua fedeltà e capacità di resistenza alle misure e alle sanzioni disposte dall’autorità giudiziaria.”




