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La banda che ha terrorizzato Canicattì, in due restano in carcere: 22enne ai domiciliari 

Uno dei tre indagati - Carmelo Pio Di Vinci, 22 anni - viene scarcerato e posto ai domiciliari. Gli altri due, invece, restano in carcere

Pubblicato 34 minuti fa

Uno degli indagati sospetto di far parte della banda di rapinatori che ad inizio anno ha terrorizzato Canicattì è stato scarcerato e posto ai domiciliari. Lo ha disposto il gip Nicoletta Sciarratta che, dopo l’interrogatorio, ha sostituito la custodia in carcere con una misura meno afflittiva. Si tratta di Carmelo Pio Di Vinci, 22 anni, difeso dall’avvocato Sergio Baldacchino. Il giovane era stato arrestato negli scorsi giorni insieme ad altre due persone – Christian Capizzi, 19 anni; Denny Li Calzi, 20 anni – con le accuse (a vario titolo) di rapina, furto, lesioni aggravate ma anche indebito utilizzo di carte di credito. Il 19enne ed il 20enne restano, tuttavia, in carcere. In meno di un mese – secondo quanto ricostruito – hanno messo a ferro e fuoco Canicattì rendendosi protagonisti di furti con spaccata, rapine violente e spedizioni punitive ai danni di commercianti aggrediti senza pietà con calci, pugni e colpiti con manganelli e bastoni.

Agli atti una lunga lista di episodi violenti che hanno scosso la comunità canicattinese tra la fine del 2025 e gli inizi del 2026. All’alba del 23 dicembre, ad esempio, la banda è entrata in azione sfondando, con il metodo della spaccata, la saracinesca di una tabaccheria in Corso Umberto riuscendo a portare via mille euro. Una escalation che vede il suo apice tra il 20 ed il 21 gennaio quando – in poche ore – si registrano rapine violente ai danni di due commercianti. Ad un 68enne, titolare di una tabaccheria, furono sottratte le chiavi del negozio, i documenti, un’auto e anche le carte di credito poi utilizzate dai malviventi per piccole spese. Un copione simile si è verificato ai danni di un altro commerciante. Il 62enne, che aveva reagito il giorno precedente ad un tentativo di rapina, fu accerchiato e picchiato con un bastone all’alba mentre stava chiudendo la saracinesca del suo box. In quell’occasione il commando gli portò via l’automobile. E, ancora, il furto in negozio di bambini dal quale vennero rubati 1.500 euro dal registratore di cassa dopo aver sfondato la vetrina. Gli investigatori si sono messi così fin da subito sulle tracce dei componenti della banda riuscendo a chiudere il cerchio grazie a diversi elementi: le telecamere di sorveglianza degli esercizi pubblici “colpiti”, le analisi della Scientifica su tracce biologiche rivenute sulle auto rubate ma anche l’abbigliamento indossato dalla banda poi comparato con quello rinvenuto durante le perquisizioni. Un altro dettaglio decisivo, infine, è stato il “passo falso” di uno dei membri che postò una foto su TikTok con gli stessi vestiti utilizzati per compiere uno dei colpi. Il gip Alberto Lippini, nel provvedimento che dispone il carcere nei confronti dei tre indagati, usa parole nette: “Si ravvisa la fondatezza che gli stessi possano commettere a breve ulteriori reati della stessa specie. La spregiudicatezza dimostrata nel corso delle rapine fanno ritenere che gli indagati possano addirittura commettere reati più gravi di quelli già commessi”. 

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