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La mafia dei pascoli nella Valle del Belice, 5 condanne 

La pena più alta è stata inflitta a Pietro Campo, lo storico boss di Santa Margherita Belice nel cuore dell’ex superlatitante Matteo Messina Denaro

Pubblicato 46 minuti fa

Si chiude con cinque condanne il processo di primo grado scaturito dall’operazione della Squadra mobile di Agrigento che, nell’estate 2024, fece luce sulla cosiddetta “mafia dei pascoli” nella Valle del Belice.

Il gup del tribunale di Palermo, Carmen Salustro, ha inflitto nove anni di reclusione a Pietro Campo, l’anziano boss nel cuore dell’ex superlatitante Matteo Messina Denaro che già sta scontando una condanna a 14 anni; otto anni e quattro mesi di reclusione è la pena inflitta a Pietro Guzzardo, 46 anni di Santa Margherita Belice; Pasquale Ciaccio, 58 anni, pastore di Santa Margherita Belice, è stato condannato a sette anni e otto mesi di carcere. Ciaccio era già stato condannato a 12 anni e 8 mesi nell’inchiesta “Scacco Matto”; cinque anni e quattro mesi, invece, è la condanna nei confronti di Domenico Bavetta, 43 anni di Montevago. Quest’ultimo, insieme a Guzzardo, era stato coinvolto in passato nell’operazione Icaro. Condanna anche per Giovanni Campo, figlio del boss Pietro: il giudice gli ha inflitto un anno e otto mesi di reclusione “soltanto” per tentata violenza privata assolvendolo, tuttavia, dall’accusa di estorsione e illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso. Il pm aveva chiesto per Campo jr la condanna ad oltre sei anni di carcere.

Le indagini ipotizzano il pervasivo controllo e la gestione illecita delle attivita’ agro-pastorali sul territorio girgentano di Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina. Gli imputati, secondo l’attività investigativa, avvalendosi della indiscussa forza intimidatoria derivante dall’essere riconosciuti quali esponenti di vertice del mandamento mafioso di Santa Margherita di Belice, avrebbero attuato un incisivo controllo sull’economica agro-pastorale dell’area nonché sul connesso utilizzo dei fondi agricoli dell’entroterra belicino. In particolare, sono stati registrati diversi episodi in cui gli indagati, avvalendosi del metodo mafioso, avrebbero costretto i proprietari ed i gestori dei terreni agricoli a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti.

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