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L’omicidio del rivenditore di auto a Favara, sentenza rinviata a luglio 

In primo grado Stefano Nobile, vicino di casa della vittima, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione

Pubblicato 40 minuti fa

Bisognerà attendere il prossimo 6 luglio per conoscere il verdetto del processo di secondo grado sull’omicidio del rivenditore di auto Francesco Simone, ucciso il 7 dicembre 2023 con cinque colpi di arma da fuoco nel giardino della sua abitazione a Favara. Il legittimo impedimento di uno dei giudici ha fatto slittare la decisione che, secondo programma, arriverà tra meno di due mesi. Sul banco degli imputati siede Stefano Nobile, 61 anni, vicino di casa della vittima. In primo grado l’imputato, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione. La stessa pena è stata invocata dalla procura generale di Palermo. I familiari del rivenditore di auto si sono costituiti parte civile rappresentati dall’avvocato Angelo Piranio.

Francesco Simone viene ucciso con cinque colpi di pistola la mattina del 7 dicembre 2023. Il killer è entrato in azione mentre Simone, ex rivenditore di auto, si trovava in giardino. Le modalità di esecuzione del delitto, ed un (apparente) vuoto di tracce lasciate dal killer, avevano aperto spazi alle ipotesi più disparate. Per questo ci sono voluti oltre cinque mesi – il tempo necessario di mettere in fila numerosi indizi ed evidenti contraddizioni – per arrivare ad una prima vera svolta nell’inchiesta quando i carabinieri arrestarono il vicino di casa. I successivi accertamenti – di natura biologica, l’analisi dei tabulati, la presenza di polvere da sparo, gli spostamenti dell’uomo e, infine, le conclusioni della perizia medica – hanno chiuso il cerchio. Il movente del delitto – secondo quanto scritto nella sentenza del tribunale di Agrigento del giudice Zampino – “affonda le proprie radici in un prolungato e aspro conflitto tra le famiglie Nobile e Simone, sviluppatosi intorno alla titolarità e al possesso della stradella di accesso al fondo agricolo in contrada Poggio Muto, che collegava le rispettive proprietà.”

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