Giudiziaria

Maxi sequestro di cocaina a Porto Empedocle, mancano gli interpreti: “salta” il processo

In primo grado ben 12 imputati erano stati assolti dall’accusa di aver trasportato ben 5 tonnellate di cocaina. I giudici avevano riconosciuto l’aver agito in “stato di necessità” per le minacce di morte subite

Pubblicato 46 minuti fa

La presidente del collegio si è astenuta poiché aveva già trattato il caso nella fase di appello del rito abbreviato e, inoltre, si è manifestata la difficoltà nel trovare degli interpreti di lingua turca per gli imputati. “Falsa partenza” del processo di secondo grado a carico di 15 persone coinvolte (difese dagli avvocati Leonardo Marino, Giancarlo Liberati, Alessia Dzedzinska, Marco Scudo e Maria Paola Polizzi) – a vario titolo – nel maxi sequestro di cinque tonnellate di cocaina, per un valore di quasi un miliardo di euro, avvenuto al largo di Porto Empedocle nell’estate 2023. Bisognerà, dunque, attendere il prossimo 16 giugno per entrare nel vivo del procedimento. In primo grado i giudici di Agrigento hanno riconosciuto lo “stato di necessità” a (quasi) tutti i membri dell’equipaggio poichè sarebbero stati costretti a caricare sulla nave e scaricare in mare lo stupefacente dietro la minaccia di morte rivolta anche ai loro familiari dei quali i trafficanti avevano acquisito informazioni, foto e indirizzi.

Per questo motivo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha impugnato il verdetto chiedendo non soltanto la riforma della sentenza di primo grado relativamente alle posizioni dei membri dell’equipaggio (per il reato di detenzione e trasporto dell’ingente quantitativo di cocaina) ma anche nei confronti dei tre principali imputati, condannati a pesanti pene ma assolti dal reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Dda di Palermo “contesta” anche la circostanza sostenuta dal tribunale di Agrigento secondo la quale gli imputati avrebbero “agito per “necessità” e che le minacce da loro subite “avrebbero inciso in modo diretto sulla libertà di autodeterminazione”. Nell’atto di appello, infatti, si legge: “Non è stata raggiunta, ad avviso di chi scrive, che la prova che la scrutinante fosse stata integrata nei suoi requisiti legali né che come tale si fosse prospettati per gli stessi minacciati. Costoro, infatti, non riferivano di una impossibilità insuperabile di sottrarsi alla minaccia, che avrebbero potuto neutralizzare abbandonando la nave nel corso di una delle soste presso i porti che la stessa toccava o coalizzandosi per reagire ai minaccianti turchi”. 

IL MAXI SEQUESTRO

Le contestazioni elevate a carico degli odierni imputati prendono le mosse dal sequestro, avvenuto nelle coste siciliane il 19 luglio 2023, di un quantitativo eccezionale di cocaina, contenuta in 188 colli riversati in mare dalla motonave “Plutus” la sera del 18 luglio 2023 e caricati a bordo del peschereccio “Ferdinando D’Aragona”. Le indagini della Guardia di Finanza nascono dal ritrovamento di 56 chili di hashish nella disponibilità di due pregiudicati palermitani. L’attività investigativa ha così permesso di ricostruire i movimenti telefonici effettuati esclusivamente da utenze criptate olandesi. Si è così delineata, con il proseguo delle indagini, una ben radicata organizzazione criminale dedita al narcotraffico operativa tra la Sicilia e la Calabria. Il blitz scatta la notte del 19 luglio 2023. Gli investigatori tengono d’occhio la motonave Plutus, battente bandiera di Palau, piccolo arcipelago vicino le Filippine. L’imbarcazione effettua movimenti anomali, cambi di rotta, non comunica gli spostamenti alle autorità. Ed è proprio in quel momento che entra in scena il peschereccio “Ferdinando d’Aragona” che, a circa quaranta miglia dalle coste italiane, recupera una serie di pacchi gettati in mare. La Guardia di Finanza entra in azione e blocca il peschereccio, portandolo nel porto più vicino: Porto Empedocle. Vengono così rinvenuti ben 187 colli contenenti 24 panetti ciascuno: sono 5,3 tonnellate di cocaina. La nave Plutus, che aveva tentato una fuga, verrà bloccata in seguito e portata nel porto di Termini Imerese. 

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