Montagna, difese contro il pentito Quaranta: “Sconfessa trent’anni di ricostruzioni storiche”

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Montagna, difese contro il pentito Quaranta: “Sconfessa trent’anni di ricostruzioni storiche”

di Redazione
Pubblicato il Mag 6, 2019
Montagna, difese contro il pentito Quaranta: “Sconfessa trent’anni di ricostruzioni storiche”

Proseguono le arringhe difensive nell’ambito del processo, che si celebra con rito abbreviato davanti al gup Marco Gaeta, scaturito dalla maxi operazione antimafia “Montagna”. Ad essere discusse questa mattina le posizioni di Giuseppe Nugara e Raffaele La Rosa, considerati dagli inquirenti i vertici della famiglia mafiosa di San Biagio Platani, di Angelo Di Giovanni, ritenuto membro della famiglia mafiosa di Favara, e di Roberto Lampasona. 

Per i primi due è intervenuto l’avvocato Nino Gaziano che, prima di entrare nel merito delle singole posizioni che saranno trattate in un’apposita udienza il 17 giugno prossimo, si è soffermato su considerazioni e ricostruzioni di tipo storico del fenomeno mafioso in provincia di Agrigento. Forti dubbi, in tal senso, sono stati manifestati nei confronti del collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta che – secondo la difesa – con le sue dichiarazioni starebbe sconfessando trent’anni di ricostruzioni e sentenze passate in giudicato che non indicherebbero alcun mandamento della montagna ma, sopratutto, nessuna famiglia mafiosa a San Biagio Platani. Secondo gli inquirenti, di parere diametralmente opposto, nel periodo di indagine si registra un grande fermento all’interno delle famiglie mafiose e, per volere di Fragapane, si sarebbe costituito il nuovo mandamento. E San Biagio Platani, per gli inquirenti, rappresenta un ottimo punto di partenza per le indagini considerati i numerosi  appalti pubblici in quel momento storico e Nugara, incensurato fino al momento dell’arresto, rappresenterebbe il nuovo capo della famiglia di San Biagio Platani. E il suo principale interlocutore sarebbe stato proprio Giuseppe Quaranta, allora referente della famiglia Fragapane, e oggi suo principale accusatore. 

E’ durata circa novanta minuti, invece, l’arringa dell’avvocato Giuseppe Barba che ha discusso nell’interesse di Angelo Di Giovanni, 47 anni, accusato di associazione mafiosa e tre ipotesi di estorsione. Anche in questo caso contestate le ricostruzioni – ritenute inverosimili – fornite dal collaboratore di giustizia Quaranta che – secondo la difesa – indicherebbe in un primo momento Di Giovanni come semplice avvicinato a disposizione del cognato ma privo di spessore criminale salvo poi, in una seconda dichiarazione, indicarlo come membro della famiglia mafiosa con disponibilità di armi e attivo nel campo della droga e delle estorsioni. Il legale ha sottolineato come durante la fase di collaborazione di Quaranta siano state effettuate delle perquisizioni nei confronti di Di Giovanni che hanno sempre dato esito negativo. Su Di Giovanni pende una richiesta di confisca beni da parte della Dda di Palermo per un valore di 300 mila euro. 

Il troncone del processo con rito abbreviato vede imputate 52 persone; sei, invece, le persone che hanno scelto la via del rito ordinario con processo in corso davanti la prima sezione penale del Tribunale di Agrigento. L’accusa in aula è sostenuta dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Alessia Sinatra. Si torna in aula il 13 maggio.


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