Agrigento

Palazzo Crea,Tribunale ammette la testimonianza dell’ex comandante Antonica: per le difese era “indagabile”

C’era molta attesa sulla decisione del giudice monocratico del Tribunale di Agrigento,Rosanna Croce, sul nodo da sciogliere circa la testimonianza dell’ex comandante della Polizia Municipale di Agrigento, Cosimo Antonica. Una posizione “delicata” quella del dirigente calabrese che è stata al centro di diversi “scontri” tra le parti nelle ultime udienze relative al processo del crollo […]

Pubblicato 8 anni fa

C’era molta attesa sulla decisione del giudice monocratico del Tribunale di Agrigento,Rosanna Croce, sul nodo da sciogliere circa la testimonianza dell’ex comandante della Polizia Municipale di Agrigento, Cosimo Antonica. Una posizione “delicata” quella del dirigente calabrese che è stata al centro di diversi “scontri” tra le parti nelle ultime udienze relative al processo del crollo del costone del Palazzo Crea, avvenuto il 5 marzo 2014, e che ha causato lo sfollamento di circa settanta famiglie oltre a diverse attività commerciali. Sul banco degli imputati, con l’accusa di disastro colposo, ci sono l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ed il dirigente dell’ufficio tecnico, Giuseppe Principato mentre ai proprietari dei terreni adiacenti a l Palazzo Crea – Maria Isabella Sollano, 76 anni, e i figli Valentina e Oreste Carmina, 50 e 47 anni – viene contestato il non aver adempiuto ad una ordinanza sindacale dell’aprile 2011. Come si diceva la posizione di Antonica è delicata: secondo le difese, rappresentate dagli avvocati Gaziano,Miceli e Salvago, l’ex comandante della Polizia Municipale, in quanto tale, sarebbe potuto finire nel registro degli indagati per “non aver messo in sicurezza l’area del crollo avendo incarichi di Protezione Civile”; secondo la Procura, che attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Andrea Maggioni (oggi in altra sede) gli ha affidato le indagini subito dopo il crollo, testimone chiave del processo. Alla fine il giudice ha deciso di sentire Antonica in qualità di teste e, quest’ultimo, è stato assoluto protagonista dell’udienza di ieri: ha ricostruito l’attività di indagine che ha condotto confermando che il Comune era a conoscenza dei pericoli che insistevano in quell’area avendo anche emesso un’ordinanza di messa in sicurezza senza però vigilare sul rispetto di quest’ultima: la stessa per la quale sono finiti a processo, violandola, i tre proprietari dei terreni. Il processo riprenderà il 4 giugno. 

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