Pistole, fucili ed esplosivo in un casolare a Licata: il padre patteggia 5 anni, scagionato il figlio
Cinque anni di reclusione per il possesso di un vero e proprio arsenale nascosto in un casolare alla periferia di Licata
Cinque anni di reclusione per il possesso di un vero e proprio arsenale nascosto in un casolare alla periferia di Licata. Il gup Giuseppe Miceli ha dato l’ok al patteggiamento di Domenico Cusumano, 56 anni, pastore licatese arrestato la scorsa estate dai poliziotti della Squadra mobile a margine di un’inchiesta per armi e droga nel popoloso centro dell’agrigentino. Raggiunto, dunque, l’accordo tra accusa e difesa con il giudice che ha ratificato la pena. Scagionato, invece, il figlio Rosario, 26 anni, assolto da ogni addebito. Entrambi i Cusumano sono difesi dall’avvocato Santo Lucia.
La vicenda è legata a quanto accaduto nel luglio scorso quando la Squadra mobile di Agrigento eseguì perquisizioni a tappeto tra Licata e Canicattì culminate poi con l’arresto in flagranza di quattro indagati. Nel fabbricato rurale nella disponibilità di Cusumano gli agenti hanno trovato di tutto: cinque pistole, tre revolver a salve modificate per lo sparo, due fucili, migliaia di munizioni, caricatori, metal detector, ottiche di precisione e addirittura inneschi con polvere da sparo.
L’arsenale veniva diviso e occultato in dei fusti o bidoni che poi venivano nascosti sotto terra, lontano da occhi indiscreti. Almeno nelle intenzioni poiché cimici e telecamere piazzate dalla Squadra mobile hanno svelato non soltanto i nascondigli ma soprattutto portato alla luce anche un vero e proprio mercato delle armi. Nella stessa inchiesta ha già patteggiato cinque anni Carmelo Marino per la detenzione di oltre due chilogrammi di hashish e quasi trecento grammi di cocaina occultati nel vano contatori di un condominio; sei mesi e venti giorni, invece, è la pena patteggiata dal fratello Giacomo Marino, nella cui disponibilità furono rinvenuti 140 grammi di marijuana.




