Truffavano giocatori d’azzardo: 3 arresti tra Licata e Gela (vd e ft)

Redazione

Agrigento

Truffavano giocatori d’azzardo: 3 arresti tra Licata e Gela (vd e ft)

di Redazione
Pubblicato il Nov 11, 2019
Truffavano giocatori d’azzardo: 3 arresti tra Licata e Gela (vd e ft)

I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, tra le province di Agrigento e Caltanissetta, nei confronti Vincenzo Lauria detto “Massimo”, catturato a Licata; Calogero Lo Porto detto “Carlo” e Rosario Enea Romano, promotori e organizzatori di un’associazione per delinquere dedita al compimento di reiterate  truffe aggravate, consistite nel truccare partite di poker “Texas Hold’em”, da loro illecitamente organizzate, mediante l’utilizzo di un congegno elettronico chiamato “Pina”.

Nello stesso procedimento penale sono indagati in stato di libertà gli altri membri del sodalizio, ovvero Angelo Mangione, ennese di 44 anni, Antonino Cristaldi, ennese di 45 anni, Vito Cristaldi, ennese di 47 anni e Michelangelo Bevilacqua , gelese di 42 anni.

L’attività investigativa, denominata “Showdown”, è stata avviata a seguito di numerose segnalazioni grazie alle quali si apprendeva dell’esistenza di una bisca clandestina nel territorio di Gela, all’interno della quale venivano organizzate serate da gioco di poker nella sua declinazione del Texas Hold’em cash game, ovvero mediante puntate senza limiti massimi di importo (e quindi senza limiti di vincita/perdita).La peculiarità di dette serate attiene l’utilizzo, da parte dei membri del sodalizio criminale, di un congegno elettronico, in gergo denominato “Pina”, in grado di predire il vincitore delle singole mani di gioco, e pertanto utilizzato per pilotare le partite e truffare ignari giocatori.

I Carabinieri della Sezione Operativa, attraverso mirati servizi di osservazione, eseguiti al fine di verificare la veridicità delle segnalazioni ricevute, riuscivano a individuare l’ubicazione della “bisca” clandestina. Ulteriore impulso alle indagini veniva fornito dall’attività tecnica, grazie alla quale si riuscivano documentare molteplici serate di gioco d’azzardo organizzate all’interno di un immobile gestito da Lo Porto e Romano. I due indagati si occupavano del reclutamento dei giocatori da coinvolgere nelle serate, utilizzando quali criteri di selezione la disponibilità economica e lo stato di dipendenza dal gioco d’azzardo. Mentre Lauria, regista “occulto” dell’associazione, nonché proprietario dell’apparecchiatura tecnica, prendeva parte alle giocate fingendosi un normale giocatore e, attraverso la complicità degli altri sodali, riusciva a pilotare l’esito delle singole mani di gioco mediante l’uso della “Pina”. 

In particolare, il marchingegno, all’apparenza un normale porta fiches, nasconde al proprio interno una telecamera a infrarossi, la quale, dopo aver decodificato il codice a barre impresso in maniera impercettibile sul dorso di ogni singola carta da gioco, calcola attraverso un complesso software a quale giocatore verrà data la combinazione vincente, trasmettendo poi l’informazione a una micro-auricolare e a un cellulare collegati con sistema bluetooth. Nel caso di specie, Lauria, utilizzando micro-auricolare e cellulare, individuava dapprima il giocatore vincente poi, toccando le fiches di colore rosso, segnale convenzionale deciso in precedenza, avvisava i propri complici allo scopo di pilotare il risultato delle singole mani di gioco. L’attività investigativa consentiva di acclarare che Lauria era solito introdurre e cedere dosi di cocaina all’interno della bisca, allo scopo di intrattenere più a lungo le vittime del raggiro, e, quindi, potergli spillare più denaro mediante l’uso della “Pina”. Al termine della serata i profitti derivanti dalle vincite venivano divisi tra Lauria, Romano e Lo Porto, mentre al resto dei sodali veniva corrisposta una quota concordata in partenza. 

Truffavano giocatori d’azzardo: 3 arresti tra Licata e Gela

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