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Mafia, la UGL Palermo ricorda il capitano Basile a 38 anni dalla sua morte

Oggi ricorre il 38esimo anniversario della morte del capitano dei carabinieri Emauele Basile ucciso per mano mafiosa mentre rientrava in caserma dopo avere partecipato ad un ricevimento al Comune di Monreale, tenutosi al termine dei solenni festeggiamenti per la festa patronale del SS. Crocifisso, alla cui processione aveva partecipato con i notabili del paese. “Vorrei […]

Pubblicato 8 anni fa

Oggi ricorre il 38esimo anniversario della morte del capitano dei carabinieri Emauele Basile ucciso per mano mafiosa mentre rientrava in caserma dopo avere partecipato ad un ricevimento al Comune di Monreale, tenutosi al termine dei solenni festeggiamenti per la festa patronale del SS. Crocifisso, alla cui processione aveva partecipato con i notabili del paese.

“Vorrei ricordare a tutti a memoria futura – dichiara Filippo Virzi’, portavoce dell’Ugl di Palermo- le dinamiche dell’agguato, il capitano portava in braccio la figlioletta Barbara, di quattro anni, che si era addormentata. Gli era accanto la moglie, era il 4 maggio del 1980, anni di piombo per Palermo e provincia, tre anni dopo la sua morte, il 13 giugno 1983, morira’ ucciso il capitano Mario D’Aleo, che aveva preso il posto di Basile come comandante della Compagnia dei carabinieri di Monreale, sempre per mano di Cosa nostra.

Insieme a D’Aleo e all’appuntato Giuseppe Bommarito, trovo’ la morte in quell’agguato anche l’ex autista di Basile, il carabiniere Pietro Morici, un destino di morte agghiacciante”.

“Una pagina di sangue per Palermo – sottolinea Virzi’ – un destino atroce per Basile e successivamente per D’Aleo, lo dichiaro anche da palermitano e da ex servitore dell’Arma, le nostre coscienze devono mantenere vivo il ricordo che la mafia e’ il cancro della nostra societa’ civile, in particolare le nuove generazioni non dovranno mai dimenticare che la mafia e’ ancora silente ed e’ ancora fra noi, si e’ evoluta ed e’ al passo con i tempi, abbiamo il dovere di combatterla sempre quotidianamente e con un cambio culturale radicale, a partire dalle scuole elementari, in particolare nei quartieri popolari del capoluogo regionale dove il rischio di contaminazione mafiosa e’ piu’ alto”.

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