Agrigento, “La bellezza dell’acqua” protagonista del Caffè letterario “sulla strada della legalità”
Pare che non ci sia molto spreco di acqua ad Agrigento, anzi “sorella acqua” assolve magnificamente alle sue funzioni. Lo conferma un comunicato del Movimento 5Stelle che parla di una amministrazione comunale “con l’acqua alla gola” mentre uno degli autori de “La bellezza dell’acqua” presentato al Caffè letterario della Questura, la prof. Lia Lo Bue, […]
Pare che non ci sia molto spreco di acqua ad Agrigento, anzi “sorella acqua” assolve magnificamente alle sue funzioni.
Lo conferma un comunicato del Movimento 5Stelle che parla di una amministrazione comunale “con l’acqua alla gola” mentre uno degli autori de “La bellezza dell’acqua” presentato al Caffè letterario della Questura, la prof. Lia Lo Bue, indica in maniera indiscutibile l’aspetto rigenerante e purificante dell’acqua. Tanto da dare il titolo al romanzo scritto con Alberto Bellavia e Adriana Iacono che ruota attorno alla vicenda dell’uccisione del commissario di polizia Cataldo Tandoj nel marzo del 1960. Una storia che il conduttore Enzo Alessi condisce di particolari perché essendo in quegli anni “cronista di nera” ne seguì le vicende alterne e subalterne a tentativi di depistaggio in direzione “delitto passionale” che faceva comodo a molti, soprattutto politici.
Erano tempi in cui riecheggiavano le parole del card. Ruffini “la mafia non esiste” senza dimenticare che alla fine del febbraio di quell’anno uscì nelle sale cinematografiche “La dolce vita” di Federico Fellini, sopraffatto dalle polemiche pruriginose e che avevano costretto il regista riminese a inginocchiarsi dinanzi all’allora potentissimo card. Siri chiedendo clemenza per il suo film.
Un dibattito “cine-sociale” che malauguratamente gonfiò a dismisura le motivazioni sull’uccisione di Tandoj e della provincia innocente e corrotta .
“Comodità”, dicevamo, alimentate secondo fini di lotta politica. La verità si rivelò essere ben altra, qualche anno dopo. Ce lo hanno ricordato, ed è sempre bene farlo, Lia Lo Bue, Adriana Jacono e Alberto Bellavia. Un romanzo collettivo unico nel suo genere – hanno tenuto a precisare gli autori –dove il racconto e il vissuto hanno confini labili”.
Galeotto fu per loro la partecipazione a un corso di scrittura diretto da Beatrice Monroj. L’insegnante racconta loro dell’omicidio del commissario di Polizia Cataldo Tandoj, avvenuto al Viale della Vittoria ad Agrigento nel lontano 1960, un agguato in piena regola nel quale perse la vita anche il giovane Ninni Damanti, colpito da una pallottola vagante.
Sotto l’incalzare delle domande di Alessi, viene fuori tutto uno spaccato di dolenti ricerche e incontri con il fratello di Ninni, di minuziose ricostruzioni che – conferma Alessi – risultano incredibilmente simili agli accadimenti di cui era stato testimone. L’umana pietas prende il sopravvento lungo le pagine che il terzetto va scrivendo ed è la stessa Lia Lo Bue che confessa come la riscoperta della scrittura collettiva la entusiasma al punto da sublimare il suo egotismo di scrittrice e, aggiungiamo noi, di poetessa di fine ispirazione.
Bella e affollata la serata dedicata a questo quinto incontro letterario “Sulla strada della legalità” proposto dalla Questura e dall’Associazione Emanuela Loi”. La band “The classroom” del liceo Majorana ha eseguito moderni intermezzi musicali al clarinetto e anche un brano del classico Bela Bartok .
Prossimo appuntamento il 5 agosto con il “Social gossip” di Francesco Pira e “Le migrazioni dalla preistoria a Lampedusa 2013” di Gaetano Allotta.












