Halycon, mafia a Licata: ultime due udienze, sentenza a maggio

Redazione

| Pubblicato il martedì 02 Marzo 2021

Halycon, mafia a Licata: ultime due udienze, sentenza a maggio

L’accusa ha chiesto la condanna degli undici imputati
di Redazione
Pubblicato il Mar 2, 2021

Nuova udienza del processo che riunisce le due maxi operazioni Halycon-Assedio, eseguite dai carabinieri del Ros e della Compagnia di Licata, che ha di fatto sgominato la nuova cosca agrigentina e gli intrecci pericolosi tra mafia, imprenditoria, politica e massoneria. Il processo, che si sta celebrando col rito abbreviato davanti il gup del Tribunale di Palermo Claudia Rosini, vede undici persone sul banco degli imputati per i quali il sostituto procuratore della Dda di Palermo, Claudio Camilleri, ha chiesto altrettante condanne. 

Questa mattina il giudice, prima di passare la parola alle difese per le discussioni, ha rigettato la richiesta di produzione dell’ultima operazione antimafia nell’agrigentino (Xidy) che vede coinvolta – tra gli altri – Angela Porcello, una degli avvocati del collegio difensivo. Processo che seguirà un calendario ben definito: si torna in aula il 18 marzo e il 24 aprile per poi attendere la sentenza che sarà emessa il prossimo 11 maggio. Nell’inchiesta è rimasto coinvolto anche l’ex consigliere comunale di Licata, Giuseppe Scozzari, la cui posizione era stata stralciata. Lo scorso dicembre il Tribunale di Palermo lo ha condannato a cinque anni di reclusione. 

L’accusa ha chiesto la condanna degli undici imputati: la pena più alta – 20 anni di reclusione – è stata proposta per Angelo Occhipinti, 66 anni, già condannato per mafia ed estorsione e ritenuto il nuovo capo della famiglia di Licata. Sedici anni è la richiesta per il suo presunto braccio destro – Raimondo Semprevivo, 48 anni – accusato, oltre che di associazione mafiosa, di un episodio di tentata estorsione in concorso con lo stesso Occhipinti (compagno della propria madre per tanti anni) di cui avrebbe sollecitato l’intervento per sbloccare un contenzioso con un collega imprenditore costringendolo a dargli 5.000 euro dei 10.000 richiesti. Sedici anni di reclusione sono stati proposti pure per Giovanni Mugnos, bracciante agricolo, 54 anni, ritenuto “l’alter ego” di Giovanni Lauria, altro esponente di spicco di Cosa Nostra di Licata, imputato in un altro stralcio. Dodici anni per Giuseppe Puleri, 41 anni, imprenditore, presunto affiliato della famiglia di Campobello; Giacomo Casa, 65 anni, pastore, presunto affiliato della cosca di Licata; Vito Lauria, 50 anni, tecnico informatico, figlio di Giovanni, ritenuto “a totale disposizione della famiglia mafiosa” e per il cugino Angelo Lauria, 46 anni, farmacista e presunto affiliato; 10 anni e 8 mesi a Giuseppe Galanti, 62 anni, presunto cassiere della cosca di Licata e “fedelissimo” di Occhipinti. Dieci anni ad Angelo Graci, 33 anni, gregario del clan che avrebbe avuto spesso il compito di presidiare i luoghi dei summit e Lucio Lutri, 61 anni, funzionario della Regione Sicilia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lutri, in particolare, “grazie alle rete relazionale a sua disposizione quale Maestro venerabile della loggia massonica “Pensiero ed Azione” di Palermo, avrebbe “acquisito e veicolato agli appartenenti alla famiglia mafiosa informazioni riservate circa l’esistenza di attività di indagine a loro carico” e sarebbe intervenuto per favori di altra natura. “E’ intervenuto per risolvere una serie di debiti di Mugnos nei confronti dell’Ismea – ha detto il pm -, per condizionare alcuni accertamenti dell’Asp e persino per far prorogare il contratto ad un medico precario. Favori che sempre hanno riguardato esponenti dell’associazione mafiosa alla quale ha dato un grande contributo ai fini del suo rafforzamento”. Tre anni, infine, sono stati proposti per l’elettrauto Marco Massaro, 36 anni, accusato di favoreggiamento aggravato per avere rivelato a Mugnos dell’esistenza di microspie all’interno della sua auto.

Altre nove persone, invece, sono imputate nello stralcio ordinario del processo che è attualmente in corso davanti i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento: si tratta di Giovanni “il professore” Lauria, 80 anni, ritenuto elemento apicale del clan licatese; Angelo Bellavia, 66 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Antonino Massaro, 62 anni; Marco Massaro, 36 anni; Alberto Riccobene, 48 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni, e Vincenzo Spiteri, 53 anni. 

Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Castronovo,Giuseppe Barba,Francesco Bertorotta,Chiara Proietto. 

di Redazione
Pubblicato il Mar 2, 2021


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