Agrigento

La morte di Gino Brucceri, periti passano al setaccio il viadotto Morandi: al via incidente probatorio 

Gli indagati sono 16 (tra colleghi della vittima, dirigenti Anas e imprenditori) e a tutti viene contestato il reato di omicidio colposo in concorso

Pubblicato 14 ore fa

Il gip del tribunale di Agrigento, Nicoletta Sciarratta, ha disposto l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Gerlando “Gino” Brucceri, l’operaio di 53 anni deceduto lo scorso 7 luglio all’interno del cantiere del viadotto Morandi. Con la nomina di due periti – gli ingegneri Cataldo Pilato e Filippo Maria Vitale – si entra nel vivo dell’acquisizione e formazione delle prove che potrebbero essere poi utilizzate in un eventuale processo. Il giudice ha posto numerosi quesiti ai periti che adesso avranno novanta giorni di tempo per consegnare una dettagliata relazione e tentare di fare luce su alcune zone d’ombra della vicenda: ricostruire quali fossero le mansioni dell’operaio al momento dell’infortunio e le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa, se il cantiere fosse conforme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e quali misure di prevenzione e protezioni sono state adottate in merito ai lavori eseguiti da Brucceri ed eventualmente stabilire eventuali omissioni, carenze e violazioni da parte degli indagati. I periti, infine, dovranno anche accertare la dinamica dell’infortunio alla luce della posizione del corpo al momento del ritrovamento, la distanza percorsa nella caduta, le lesioni riportate e la sussistenza eventuale di fattori autonomi e del tutto accidentali. Il 27 gennaio si conosceranno le risposte.

Intanto l’inchiesta prosegue. Gli indagati sono 16 (tra colleghi della vittima, dirigenti Anas e imprenditori) e a tutti viene contestato il reato di omicidio colposo in concorso. Brucceri era impegnato nella manutenzione straordinaria dell’infrastruttura quando – per cause ancora in corso di accertamento – è deceduto. L’ipotesi iniziale di un malore fatale che non avrebbe lasciato scampo all’operaio (non ancora esclusa completamente ndr) lascia spazio ad eventuali altre ricostruzioni che sono al vaglio degli inquirenti. Per i pm agrigentini, infatti, ci sarebbe più di un’ombra su quanto accaduto in quel tragico pomeriggio di luglio sul ponte Morandi. Qualcosa, insomma, secondo i magistrati agrigentini non quadra. I dubbi sono legati principalmente ai “segni” che presentava il corpo della vittima ma anche ad alcuni elementi della scena in cui è avvenuto il rinvenimento. Per chi indaga è fondamentale capire, ad esempio, se c’è una compatibilità tra le lesioni riscontrate, la posizione del cadavere e qualsiasi altro elemento utile riconducibile ad una caduta accidentale.

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