Mafia, no alla giustizia riparativa per il boss ergastolano Giuseppe Falsone
Falsone avrebbe mantenuto il comando nonostante si trovi ristretto in carcere dal 2010 quando venne catturato in Francia dopo 11 anni di latitanza
La Corte di appello di Palermo ha rigettato l’istanza avanzata dalla difesa del boss ergastolano Giuseppe Falsone, ritenuto ancora oggi il capo assoluto di Cosa nostra agrigentina, che chiedeva di accedere ai percorsi di giustizia riparativa. I giudici hanno – di fatto – confermato la linea di incompatibilità tra i programmi previsti dalla riforma Cartabia e il regime di 41bis a cui è sottoposto il capomafia. L’avvocato Barbara Garascia, che difende Falsone, ha sollevato una questione di egittimità costituzionale sulla norma che impedisce in maniera assoluta ai detenuti sottoposti al carcere duro di partecipare a questi programmi.
Giuseppe Falsone si trova ristretto al carcere duro, dove sta scontando l’ergastolo, ormai da 16 anni. Il boss di Campobello di Licata è ritenuto il capo indiscusso di Cosa nostra agrigentina. Circostanza questa emersa anche nella recente inchiesta “Xidy” che ha fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì. Secondo quanto ricostruito, infatti, Falsone avrebbe mantenuto il comando nonostante si trovi ristretto in carcere dal 2010 quando venne catturato in Francia dopo 11 anni di latitanza. Nel processo Xidy Falsone è stato condannato in primo grado a 22 anni di reclusione.




