Processo “Vultur”, parla Rita Meli: “Avevo già denunciato Bruno Forti”
Si torna in aula per il processo denominato “Vultur”, scaturito in seguito all’operazione della Squadra Mobile di Agrigento nel luglio 2016, che vede imputati per reati che vanno dall’associazione mafiosa a quello di estorsione Rosario Meli, considerato dagli inquirenti capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, Calogero Piombo, tabaccaio del paese, e Calogero […]
Si torna in aula per il processo denominato “Vultur”, scaturito in seguito all’operazione della Squadra Mobile di Agrigento nel luglio 2016, che vede imputati per reati che vanno dall’associazione mafiosa a quello di estorsione Rosario Meli, considerato dagli inquirenti capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, Calogero Piombo, tabaccaio del paese, e Calogero Di Caro, di Canicattì.
L’udienza riprendeva quest’oggi – davanti ai giudici Enzo Ricotta, Rosanna Croce e Luisa Turco che presiede il collegio – per ascoltare la tanto attesa testimonianza di Rita Meli, figlia del presunto boss di Camastra, indagata di reato connesso e per questo assistita dall’avvocato di Palma di Montechiaro Laura Lo Presti.
Rita Meli ha risposto a tutte le domande decidendo di non avvalersi della facoltà di non rispondere ripercorrendo la vita privata, professionale e i rapporti lavorativi e personali con le persone offese in questo procedimento: “Faccio l’insegnante dal 2002 prima a Palermo e successivamente in provincia di Milano. Conosco Irene Casuccio da tanto tempo anche perché i rapporti tra le nostre famiglie erano buoni; conosco il marito Vincenzo De Marco, ex socio di mio fratello Giuseppe e conosco anche Bruno Forti, sia perché marito di una mia compaesana ma anche per i suoi trascorsi giudiziari”.
Rita Meli, rispondendo alle domande delle difese e del sostituto procuratore della DDA di Palermo Maria Teresa Maligno, è poi ritornata su tre episodi precisi: una denuncia da lei effettuata contro Bruno Forti (parte offesa) nell’ottobre 2017 in seguito a presunti gesti intimidatori, l’incontro immortalato dalle telecamere di un bar di fronte al Tribunale in cui siede con alcuni testimoni dell’odierno processo ed infine l’ormai famoso episodio dell’abbraccio con il padre durante un colloquio in carcere.
Al termine dell’udienza il Tribunale si è pronunciato sulla richiesta di audizione di un teste in video conferenza (dato che si troverebbe all’estero) avanzata dal pubblico ministero: il teste in questione potrà testimoniare ma soltanto dal vivo e non in collegamento. Il processo riprenderà il 19 settembre.




