Blitz “Montagna”, scarcerazione anche per Salvatore La Greca
Con provvedimento del Tribunale della Libertà di Palermo, accogliendo la richiesta di riesame presentata dall’avv. Eugenio Longo, ha annullato l’ordinanza custodiale emessa dal Gip del Tribunale di Palermo in data 11 gennaio 2018 riguardante la posizione di Salvatore La Greca, 74 anni, incensurato, di Cammarata già titolare di una impresa agricola cessata nel 2001. La […]
Con provvedimento del Tribunale della Libertà di Palermo, accogliendo la richiesta di riesame presentata dall’avv. Eugenio Longo, ha annullato l’ordinanza custodiale emessa dal Gip del Tribunale di Palermo in data 11 gennaio 2018 riguardante la posizione di Salvatore La Greca, 74 anni, incensurato, di Cammarata già titolare di una impresa agricola cessata nel 2001.
La Greca era stato coinvolto nell’operazione “Montagna”, ma da subito si era dichiarato estraneo alla vicenda. Con l’annullamento del provvedimento restrittivo La Greca è ritornato in libertà.
L’uomo, cognato di Costantino Lo Sardo scomparso nel 1993 con il metodo c.d. della lupara bianca, all’epoca ritenuto vice rappresentante della famiglia mafiosa di Cammarata, per aver sposato due sorelle Concetta e Ausilia La Greca.
Salvatore La Greca, secondo il provvedimento cautelare “Montagna” farebbe parte della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini unitamente a Calogerino Giambrone e a Vincenzo Mangiapane 62 anni.
Il capo di imputazione a suo carico è il seguente: “Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara e Raffadali e con quelli delle famiglie mafiose delle province di Palermo, Caltanissetta ed Enna, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti”.

