Estorsione mafiosa, rinviata a giudizio la figlia di Totò Riina
La Riina avrebbe detto a due imprenditori frasi del tipo: "Noi siamo sempre gli stessi, le persone non cambiano", con chiara allusione alle proprie origini familiari e mafiose
Il Gup del tribunale di Firenze Anna Liguori ha rinviato a giudizio Maria Concetta Riina e il marito Antonino Ciavarello, detto Tony, entrambi originari di Corleone: la figlia e il genero del superboss Totò Riina (morto nel 2017) saranno giudicati con l’ipotesi di concorso in estorsione, consumata e tentata, in entrambi i casi aggravata dall’agevolazione di Cosa nostra e dal metodo mafioso. Il processo si aprirà alla terza sezione del tribunale del capoluogo toscano il 27 gennaio 2027.
Fra gli elementi di accusa alcune acquisizioni investigative: per ottenere piccole somme e beni alimentari (un cesto di 45 chili, del valore di 350 euro e mille euro in contanti), la Riina avrebbe scritto ai due imprenditori toscani vittime dei reati, frasi del tipo: “Noi siamo sempre gli stessi, le persone non cambiano”, con chiara allusione alle proprie origini familiari e mafiose. L’inchiesta, coordinata dal pm della Dda Antonio Nastasi, ha fatto emergere messaggi e telefonate carichi di minacce, più o meno esplicite. Anche Ciavarello, che pure era detenuto, via messaggio avrebbe chiesto soldi. L’estorsione consumata viene contestata ai danni di un imprenditore della provincia di Siena, quella tentata ai danni di un collega del Pisano.

