Mafia, trema Cosa Nostra catanese: si è pentito il boss Concetto “u carateddu” Bonaccorsi
La Squadra Mobile di Catania lo aveva scovato in toscana, lo scorso aprile, mentre stava preparando una grigliata in una villetta con la moglie. Da latitante. Si era reso irreperibile dal 23 settembre 2016 in seguito ad un permesso premio mentre era detenuto nel carcere di Secondigliano. Concetto Bonaccorsi, alias “u carateddu”, è sicuramente uno […]
La Squadra Mobile di Catania lo aveva scovato in toscana, lo scorso aprile, mentre stava preparando una grigliata in una villetta con la moglie. Da latitante. Si era reso irreperibile dal 23 settembre 2016 in seguito ad un permesso premio mentre era detenuto nel carcere di Secondigliano.
Concetto Bonaccorsi, alias “u carateddu”, è sicuramente uno dei capi dell’omonimo clan insieme al fratello Ignazio (ergastolano), e che rappresenta l’ala più sanguinaria del clan Cappello. E oggi anche collaboratore di giustizia. Insieme a lui, nel programma di protezione, sarebbe stato inserito anche un altro esponente della famiglia che avrebbe ricoperto un ruolo apicale nel clan: il trentenne Salvatore Bonaccorsi, figlio di Concetto, finito in manette nell’operazione “Revenge 5” e recentemente condannato in primo grado a nove anni e quattro mesi. Una vita, quella di Concetto Bonaccorsi, dedicata al crimine e alla scalata verso i vertici della mafia etnea e per questo piena di aneddoti: come quello dell’11 luglio 1991 quando viene arrestato – da latitante – il giorno del suo matrimonio nel comune di Valvedere.
Sempre in quell’anno è accusato di aver ucciso, con due colpi alla testa, i presunti responsabili del furto della sua “Uno Turbo” che furono poi ritrovati nei cassonetti dell’immondizia di Robassomero.
Trema, dunque, Cosa Nostra catanese: i verbali che Bonaccorsi sta riempendo potrebbero far luce su numerosi delitti degli anni passati e, la collaborazione del figlio Salvatore, potrebbe invece svelare gli assetti più recenti delle famiglie etnee.




