Politica

Crisi idrica in Sicilia: ANAFePC ricorre a Regione, ANAC e Corte dei Conti contro 19 Comuni silenti

Tra i Comuni nove sono agrigentini e sono: Agrigento, Licata, Sciacca, Racalmuto, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata

Pubblicato 48 minuti fa

Scaduto il termine di trenta giorni per l’operazione trasparenza sulla crisi idrica in Sicilia, promossa dall’Accademia Nazionale per l’Alfa Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC), il silenzio delle istituzioni locali spinge l’associazione ad adire le vie legali a tutela dei cittadini. L’iniziativa, avviata ai sensi dell’articolo 5 del Decreto Legislativo 33 del 2013 sul diritto di accesso civico, nasce dalla necessità di far luce su una gestione dell’emergenza che sta mettendo a dura prova interi territori. Come ha sottolineato il Presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio, il muro di gomma eretto dalle amministrazioni comunali ha reso inevitabile un’azione congiunta per esigere chiarimenti sulla condotta “Foglia” e tutelare famiglie e imprese stremate da turnazioni ormai insostenibili.

L’associazione, assistita dai propri legali, aveva inviato un’istanza formale a ventuno Comuni distribuiti tra le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo, Catania e Siracusa. L’obiettivo era ottenere dati certi sulle perdite delle condotte, sul rendiconto e lo stato reale dei cantieri legati ai fondi straordinari e PNRR dell’ultimo quinquennio, oltre ai criteri oggettivi adottati per le turnazioni idriche, che in diversi casi comportano distacchi prolungati fino a venti giorni. Di fronte al mancato riscontro, e con le sole eccezioni di Piazza Armerina e Caltanissetta che hanno regolarmente adempiuto, ANAFePC, Lavoro e Sociale, ha depositato un ricorso all’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali chiedendo l’attivazione dei poteri sostitutivi e il commissariamento ispettivo per i diciannove enti inadempienti citati nell’atto ovvero Agrigento, Licata, Termini Imerese, Caltagirone, Enna, Gela, Sciacca, Racalmuto, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefalà Diana e Misterbianco.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Vice Presidente Maurizio Cirgnotta, evidenziando come, a fronte di virtuosi esempi di efficienza e trasparenza preventiva come quelli offerti da Piazza Armerina e Caltanissetta, la quasi totalità delle altre amministrazioni si sia barricata dietro un’inerzia ingiustificabile. Per questo motivo, oltre al ricorso regionale, sono state inviate contestualmente formali segnalazioni all’ANAC per la violazione degli obblighi di trasparenza e un esposto alla Procura della Corte dei Conti, ai sensi della Legge 20 del 1994, per verificare la corretta gestione contabile e scongiurare il rischio di perdita dei finanziamenti pubblici destinati alle infrastrutture idriche.

Mentre il team legale completa i riscontri giurisprudenziali per valutare la legittimità delle interruzioni prolungate rispetto alla tutela del minimo vitale d’acqua, l’associazione prosegue la sua battaglia sul campo promuovendo strumenti di democrazia partecipativa. ANAFePC ha infatti richiesto la convocazione di consigli comunali aperti nei comuni interessati: se da un lato Licata ha evidenziato l’impossibilità di procedere per criticità interne, ad Agrigento la seduta si è tenuta il 27 agosto 2026, occasione in cui l’associazione è intervenuta presentandovi tre mozioni d’indirizzo. Tutta la documentazione raccolta è stata messa a disposizione delle autorità competenti con l’auspicio di giungere in tempi brevi a soluzioni strutturali e definitive per l’approvvigionamento idrico dell’isola.

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