Giudiziaria

Omicidio allo Sperone di Palermo, tre i fermati

Fermati dalla polizia padre e figlio che abitano nello stesso palazzo dove è avvenuta la sparatoria costata la vita a Giancarlo Romano

Pubblicato 2 mesi fa

Svolta nell’omicidio di ieri sera avvenuto nel rione palermitano dello Sperone. Sono saliti a tre i fermati per l’omicidio del 37enne Giancarlo Romano, avvenuto ieri sera a Palermo nel rione periferico dello Sperone. Oltre a Camillo e Antonio Mira, padre e figlio, rispettivamente di 55 e 20 anni, che abitano nello stesso edificio dove è avvenuta la sparatoria, è stato infatti fermato dalla polizia anche Alessio Caruso, 27 anni, rimasto gravemente ferito all’addome e ricoverato nell’ospedale Buccheri La Ferla. Secondo quanto emerso, il conflitto è nato dal tentativo di estorsione sui proventi illeciti generati dalle scommesse clandestine ed in particolare da un debito maturato dall’autore dell’omicidio nei confronti della vittima. La ricostruzione dei fatti è avvenuta anche attraverso la visione delle immagini registrate dalle telecamere di video sorveglianza installate nella zona. Nel corso delle successive perquisizioni sono state ritrovate due armi utilizzate negli scontri a fuoco

Omicidio Romano (foto www.blogsicilia.it)

Il quartiere è scosso, sembra di essere tornati agli anni Novanta che avevamo dimenticato: c’è tensione e paura”. A parlare con la Dire è don Ugo Di Marzo, sacerdote della parrocchia Maria Santissima delle Grazie-Roccella, a Palermo, all’indomani del delitto a colpi d’arma da fuoco avvenuto in pieno pomeriggio. “Un’azione fatta mentre la gente torna a casa dal lavoro e le mamme vanno a prendere i figli nelle varie attività sportive pomeridiane – evidenzia il sacerdote -. Una sparatoria da far west, mi chiedo cosa stia accadendo”. Il sacerdote poi aggiunge: “In un primo momento si è parlato di una vicenda di droga e si è subito puntato il dito sul quartiere ma lo Sperone non è sinonimo di spaccio – continua -, purtroppo è luogo di malaffare ma ci sono tante persone perbene”. La paura ora è che l’omicidio di via XVII maggio porti dietro di sé altri episodi violenti: “Non si inneschi una spirale di odio – è l’appello di don Di Marzo -. Nessuno ha il diritto di togliere la vita agli altri”. 

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