Lampedusa

Anfore romane ritrovate dai Carabinieri nei fondali di Lampedusa

Nel corso delle attività sono state inoltre individuate, sotto lo strato sabbioso, possibili evidenze riconducibili a strutture relittuali sommerse

Pubblicato 3 ore fa

Nell’ambito delle attività di tutela del patrimonio culturale sommerso i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, il Nucleo Subacquei di Messina, la Motovedetta dei Carabinieri di Lampedusa e la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, hanno svolto un’attività finalizzata alla ricognizione e al recupero di reperti archeologici presenti nei fondali dell’isola.

Le operazioni, svoltesi in due distinte aree, hanno consentito il recupero di materiale archeologico collocabile in un ampio arco cronologico compreso tra la tarda età repubblicana romana e l’epoca tardoantica, che dissabbiati ad una profondità ridotta, avrebbero potuto essere oggetto di facili depredazioni. Nel tratto di mare antistante Cala Guitgia, a una distanza compresa tra 100 e 200 metri dalla costa e una profondità variabili tra 3 e 6 metri, sono stati recuperati 44 reperti, costituiti da due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore e un manufatto in piombo, verosimilmente utilizzato come peso da rete o come elemento connesso alle operazioni di recupero delle ancore.Ulteriori rinvenimenti sono stati effettuati nei pressi della banchina del Molo della Madonnina, a una distanza compresa tra 10 e 50 metri dalla struttura portuale e a profondità comprese tra 8 e 10 metri. In quest’area sono stati recuperati otto reperti archeologici, tra cui tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un frammento pertinente al puntale di un’anfora da trasporto e altri materiali ceramici.

Nel corso delle attività sono state inoltre individuate, sotto lo strato sabbioso, possibili evidenze riconducibili a strutture relittuali sommerse. Tali elementi saranno oggetto di successivi approfondimenti da parte della Soprintendenza del Mare al fine di accertarne la natura e l’eventuale interesse archeologico. I reperti recuperati sono stati affidati alla competente autorità di tutela per le attività di studio, catalogazione e conservazione. L’operazione conferma l’importanza della collaborazione tra i reparti specializzati dell’Arma dei Carabinieri e gli organismi preposti alla tutela del patrimonio culturale, finalizzata alla salvaguardia delle testimonianze storiche custodite nei fondali marini e alla loro restituzione alla collettività.

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