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C’è troppo caldo in tribunale, salta il processo ai clan di Villaseta e Porto Empedocle 

I climatizzatori non funzionano e le temperature raggiungono picchi insopportabili. Stop a tutte le udienze fino al 29 giugno

Pubblicato 22 minuti fa

I climatizzatori non funzionano e le temperature raggiungono picchi insopportabili. Per questo motivo il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha disposto lo stop di tutte le udienze fino al prossimo 29 giugno. Tra queste vi è anche quella relativa al processo scaturito da una delle tre operazioni contro i clan di Villaseta e Porto Empedocle, in programma questa mattina davanti il giudice per l’udienza preliminare Nicoletta Frasca.

“Si è determinata una grave situazione di disagio per magistrati, personale amministrativo, avvocati, ausiliari, utenti e detenuti che partecipano alle udienze penali e che operano nel palazzo di giustizia – ha scritto il presidente – . Un disagio che è connesso, oltre alle condizioni metereologiche che segnano un sensibile aumento della temperatura, alla non operatività degli impianti di climatizzazione, il cui buon funzionamento è essenziale per la vivibilità degli ambienti di lavoro”. Rinvio, dunque, del procedimento in cui sono imputate 15 persone coinvolte nell’ultimo blitz dei carabinieri contro le cosche di Villaseta e Porto Empedocle e su un vasto traffico di stupefacenti. Nelle scorse udienze la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto la condanna di tutti gli imputati. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi. L’inchiesta fece luce anche su due attentati a colpi di kalašnikovavvenuti ai danni di un negozio di frutta ad Agrigento (15 dicembre 2024) e di un panificio a Porto Empedocle (18 giugno 2025). L’inchiesta ipotizza l’esistenza di due gruppi – uno a Villaseta e uno a Porto Empedocle –in grado di dettare le regole nel traffico di stupefacenti. Ai vertici dei due clan – e per questo è contestata l’aggravante di essere promotori – ci sarebbero stati Pietro Capraro e Gaetano Licata, sul versante di Villaseta, e James Burgio e Salvatore Prestia per gli empedoclini.

L’inchiesta – che si colloca nel tempo alla fine del 2024 – fotografa prima le tensioni tra i clan di Villaseta e Porto Empedocle e, in seguito, una pace raggiunta con la costituzione di un vero e proprio cartello. L’accordo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prevedeva la spartizione delle piazze di spaccio (Agrigento e Porto Empedocle) con lo stupefacente acquistato dalle due consorterie a seconda del territorio di competenza. Nel collegio difensivo gli avvocati Salvatore Cusumano, Teres’Alba Raguccia, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Annalisa Russello, Giuseppe Barba, Calogero Vetro, Amanta Carlino, Davide Casà, Rosario Fiore, Giuseppe Caltanissetta, Salvatore Butera, Giacomo Cortese

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