Ennesima aggressione in carcere, ispettore colpito con olio bollente
A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE
Ancora un’aggressione contro la Polizia Penitenziaria e ancora un appartenente al Corpo costretto a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. Questa volta, nel carcere di Trapani, un Ispettore della Polizia Penitenziaria è stato colpito con olio bollente, riportando lesioni che hanno reso necessario il ricorso al Pronto Soccorso dell’ospedale di Trapani, dove gli sono stati prescritti 15 giorni di prognosi. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che denuncia l’ennesimo episodio di violenza ai danni di chi quotidianamente garantisce sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, spesso in condizioni operative estremamente difficili e con strumenti di tutela non adeguati alla crescente aggressività di una parte della popolazione detenuta.
“Quello che è accaduto a Trapani è di una gravità assoluta – denuncia Donato Capece, segretario generale del SAPPE -. Un appartenente al Corpo è stato aggredito con olio bollente e ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. Non possiamo continuare a considerare episodi come questo quasi fossero una normale conseguenza del lavoro penitenziario. Non è normale che un poliziotto debba affrontare aggressioni di questo genere senza disporre di strumenti adeguati per proteggere se stesso e i colleghi”. Capece punta il dito contro una situazione che, secondo il SAPPE, richiede un immediato cambio di passo da parte dell’Amministrazione penitenziaria e del Governo: “Da anni denunciamo la necessità di dotare la Polizia Penitenziaria di strumenti di difesa realmente efficaci. Gli agenti devono poter intervenire e contenere situazioni di pericolo senza essere costretti a mettere a repentaglio la propria incolumità fisica. Servono dispositivi di protezione individuale adeguati, strumenti di autotutela, formazione specifica e protocolli operativi chiari. Non si può pensare di garantire la sicurezza delle carceri lasciando disarmati, anche sul piano degli strumenti di difesa, gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria”.
“L’episodio di Trapani – aggiunge il dirigente sindacale SAPPE Gaspare D’Aguanno – dimostra ancora una volta quanto sia alto il livello di rischio cui sono esposti quotidianamente i nostri colleghi. L’olio bollente non è una semplice forma di protesta: è un’aggressione potenzialmente devastante, capace di provocare ustioni e conseguenze fisiche anche molto gravi. Oggi contiamo 15 giorni di prognosi, ma poteva andare molto peggio”. D’Aguanno sottolinea inoltre come “chi lavora nelle sezioni detentive conosca perfettamente la pericolosità di determinate situazioni. I colleghi intervengono ogni giorno per garantire ordine e sicurezza, ma troppo spesso lo fanno con mezzi e strumenti che non sono all’altezza dei rischi che devono affrontare. Non possiamo aspettare l’ennesimo ferito grave prima di intervenire”.
Il SAPPE torna quindi a chiedere con forza al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi immediati per rafforzare la sicurezza degli istituti e, soprattutto, per dotare il personale degli strumenti necessari a fronteggiare aggressioni e situazioni di emergenza.
“Lo diciamo con chiarezza – conclude Capece –: la sicurezza della Polizia Penitenziaria non può essere una promessa, deve diventare una priorità concreta. Servono strumenti di autotutela, dispositivi di protezione, formazione e risorse. Non possiamo chiedere ai nostri poliziotti di affrontare detenuti violenti a mani nude o con strumenti inadeguati. Prima di pretendere che garantiscano la sicurezza degli altri, lo Stato deve garantire la sicurezza di chi porta la divisa. Dopo l’ennesima aggressione, questa non è più una richiesta sindacale: è una questione di responsabilità istituzionale”.




