Fa arrestare estortori grazie ai suoi soldi che però sono confiscati: sfogo di un licatese
Un imprenditore licatese, Valerio Peritore, uno dei due che ha denunciato la presunta estorsione che ha portato, nelle settimane scorse, all’arresto di due dipendenti del Comune di Campobello di Licata, colti nella flagranza di reato ad intascare una somma di 3.000 euro, con uno sfogo su un social network ha lamentato l’impossibilità di recuperare la […]
Un imprenditore licatese, Valerio Peritore, uno dei due che ha denunciato la presunta estorsione che ha portato, nelle settimane scorse, all’arresto di due dipendenti del Comune di Campobello di Licata, colti nella flagranza di reato ad intascare una somma di 3.000 euro, con uno sfogo su un social network ha lamentato l’impossibilità di recuperare la somma stessa, perchè corpo del reato e posta sotto sequestro.
“Rispetto la legge, scrive l’imprenditore, ma in Italia, se denunci un episodio di corruzione e metti i soldi per giustificare la flagranza di reato e cioè beccare il corroto mentre prende i soldi, la legge cosa dice? Ordina la confisca del bene (i soldi) che costituiscono il profitto del reo. In sintesi, in Italia, denunci mettendo i tuoi soldi… a questo punto, la legge ti premia confiscando i tuoi soldi”.
Insomma una situazione paradossale lamentata da Peritore che ribadisce di accettare la legge e che nonostante la “stizza” per quanto accaduto, inviata a “denunciare sempre”.
La vicenda è quella che vede coinvolti Francesco La Mendola, 49 anni, e Giuseppe Nigro, 49 anni, arrestati dai carabinieri di Agrigento, circa un mse fa, al termine di un’inchiesta che vede La Mendola accusato di concussione, e del reato di concussione in concorso Nigro. I due sono dipendenti del Comune di Campobello e avrebbero chiesto una tangente ad un’impresa licatese per agevolarla nel ricevere il pagamento di una fattura. La Mendola fu arrestato nella flagranza di reato mentre teneva in mano una mazzetta. I due sospesi sono stati sospesi dal lavoro.


