Agrigento

Fondazione Pirandello, dal “potere” della politica a quello del sindaco: cosa è cambiato?

Nomi di alto profilo nel mondo delle arti, certo, ma gli incarichi (che erano già gratuiti) li ha scelti il primo cittadino

Pubblicato 1 ora fa

Oggi, a 81 giorni dal suo insediamento, l’Amministrazione comunale ha rinnovato i vertici della Fondazione Luigi Pirandello. Una scelta che è stata per giunta accelerata dal passo indietro fatto dal vecchio Cda, con tanto di porta sbattuta verso un sindaco, indicato direttamente in una lettera diffusa qualche settimana fa, che non aveva ritenuto di intrattenere alcuna interlocuzione istituzionale con i componenti del consiglio di amministrazione, che sulla carta sarebbero dovuti rimanere in sella fino a novembre.

La presentazione alla stampa ha rispettato i “canoni” comunicativi che il sindaco Sodano ha fin qui portato avanti, spesso proponendo come novità cose che, in realtà, sono sempre esistite.

La prima è certamente una: indicare con ardore (ma forse con candore) che i componenti del Cda da lui nominati saranno a titolo gratuito. E questa, appunto, non è una novità. Semmai, rispetto al passato (anche remoto) bisognerà impedire fenomeni di “occulta compensatio” (principio storico del diritto canonico che permette a una persona di riprendersi segretamente un bene o del denaro che le spetta di diritto, se non ha altro modo legale o pratico per ottenerlo dal proprio debitore) con cui chi era alla guida dell’ente teatrale poi proponeva – con grande generosità – proprie produzioni perché venissero portate in scena.

E ovviamente questo non avveniva gratis, e soprattutto non sempre si trattava di grandi opere.

La seconda sta nel metodo. Sodano, nell’annunciare le nomine, ha detto con convinzione: “Basta lottizzazioni politiche, qui quattro top player”. Certamente, fa piacere. E certamente è chiaro, evidente, che il Cda è composto oggi da artisti riconosciuti e non da componenti, diciamo, unicamente politici (cioè sprovvisti di curricula in tal senso) e che esercitavano tutt’altra attività nella vita. Però, alla fin fine, il sindaco ha sostituito semplicemente un metodo con uno altrettanto simile. Non ha svolto un bando, una procedura pubblica per titoli (che non sarebbe stata comunque prevista da nessuna parte), ha scelto lui, solo lui, chi nominare, come è previsto e come era sua prerogativa fare. E loro, generosamente, hanno accettato, mettendosi in gioco in una città difficile.

Ma si tratta, appunto, di una nomina diretta. Oseremmo dire, quasi, politica. Con l’eccezione che nessuna forza politica – nemmeno quelle che lo sostengono, nemmeno i suoi assessori – sapevano cosa sarebbe accaduto stamattina, chi sarebbe stato scelto, quali passaggi si sarebbero svolti. Un cambio di paradigma rispetto alla “spartizione”, allo “spoill system” e a tutte quelle forme utilizzate in genere quando si distribuiscono incarichi con il sistema dell’intuitu personae? In realtà no. Basta che gli incarichi siano svolti con coscienza, amore e dedizione per la città. Indipendentemente da come quella persona è stata incaricata.

Basterebbe quindi di evitare di usare sempre lo stesso logoro copione, quello che per capirci ha per molti versi distrutto il Movimento 5 Stelle, che ad un certo punto della sua storia, diventato establishment, non ha saputo tirarsi fuori dal ruolo di antisistema. Un destino a cui, ogni erede di quella politica, è condannato, alla lunga.

Perché può succedere che mentre sei davanti un Comune a protestare con un cartello in mano poi ti puoi ritrovare sindaco. E a quel punto, almeno, bisogna abbassare il cartello.

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