Lampedusa

Gestione posidonia, gli operatori balneari Isole Pelagie scrivono a Papa Leone: “Serve un miracolo”

Da mesi gli operatori vivono una situazione paradossale legata alla gestione degli ammassi di Posidonia oceanica depositati sulle spiagge dopo il ciclone Harry

Pubblicato 1 ora fa

“Da mesi viviamo una situazione paradossale legata alla gestione degli ammassi di Posidonia oceanica depositati sulle nostre spiagge dopo il ciclone Harry. Abbiamo chiesto che tutto venisse fatto nel rispetto dell’ambiente, delle norme e delle procedure. Nessuno vuole trattare la posidonia come un semplice rifiuto. Sappiamo bene che è una risorsa naturale e che va gestita correttamente. Eppure, mentre l’isola si riempie di turisti, mentre le spiagge restano in condizioni difficili, mentre gli operatori attendono di poter lavorare, ci troviamo ancora bloccati tra pareri, pubblicazioni, protocolli e passaggi amministrativi. E tutto questo si è ulteriormente rallentato anche per colpa di qualcuno del comparto balneare”. A parlare sono gli operatori balneari di Lampedusa e Linosa del Consorzio Isole delle Pelagie che hanno scritto una lettera a Papa Leone XIV.

“Santità, il prossimo 4 luglio Le chiediamo idealmente di intercedere per noi. Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo un miracolo di buon senso. Chiediamo che si possa intervenire nel rispetto delle regole, ma con tempi compatibili con la realtà di un’isola che vive pochi mesi di stagione e che non può permettersi di restare ferma davanti a procedure infinite. Lampedusa e Linosa non sono la terraferma. Qui ogni ritardo pesa di più. Pesa sulle famiglie, sulle imprese, sui lavoratori, sull’immagine dell’isola e su un’economia fragile che vive quasi esclusivamente di turismo. Se la burocrazia non riesce a comprendere l’urgenza, se le procedure non riescono ad adattarsi alla realtà, se il buon senso fatica a trovare spazio, allora forse davvero serve un miracolo. Un miracolo per far ripartire il lavoro. Un miracolo per ricordare che il rispetto dell’ambiente e il rispetto delle comunità possono e devono camminare insieme”, concludono nella lettera.

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