Ultime Notizie

La Loggia, Guarino Amella e lo Statuto tradito

di Gaetano Cellura

Pubblicato 53 minuti fa

Tra gli uomini che si riunivano in vicolo Cerda, nella sede del giornale L’Ora che presto avrebbe ripreso le pubblicazioni, c’erano Enrico La Loggia e Giovanni Guarino Amella. Entrambi dell’agrigentino. Entrambi antifascisti. Entrambi eletti in parlamento nel 1919. Entrambi fuori dalla vita politica fino agli anni in cui, liberata l’Isola dagli Alleati, furono chiamati a dare forma e carattere di legge allo Statuto per l’Autonomia siciliana. Promulgato da Umberto II il 15 maggio del 1946, pochi giorni prima del referendum istituzionale e dell’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente.

A questi due ferventi autonomisti la Sicilia e la provincia di Agrigento devono molto. Non solo lo Statuto – a cui lavorarono con l’avvocato Giuseppe Alessi, che sarà il primo presidente della regione, con l’onorevole Salvatore Aldisio, presidente del Provveditorato delle opere pubbliche, e con il giovane Franco Restivo che accompagnava proprio La Loggia nelle riunioni di Vicolo Cerda. Ma gli devono un ulteriore impegno politico tutt’altro che marginale. 

Esperto di materie economiche e giuridiche, Enrico La Loggia era stato sottosegretario alle finanze nel governo Facta e relatore di importanti proposte di legge per le riforme agraria e mineraria e per l’amministrazione autonoma dei lavori pubblici in Sicilia. Prosindaco e successivamente sindaco di Canicattì, Guarino Amella aveva voluto la realizzazione dell’acquedotto Tre Sorgenti e legato il proprio nome a un avvenimento importante della storia nazionale: la secessione dell’Aventino, in seguito alla quale decadde da deputato. 

A La Loggia si deve l’Articolo 38 della Costituzione. Era scritto in modo così nebuloso che si temeva non sarebbe stato capito dai legislatori. E a chi, con preoccupazione, glielo fece notare, lui rispose: “In fondo è quello che voglio, a spiegarlo penseranno i fatti”. A Guarino Amella si deve l’istituzione di un’Alta Corte giurisdizionale in Sicilia, che fu sancita dall’articolo 22 dello Statuto, ma poi abolita dallo stato nazionale. L’avvocato canicattinese era certo che solo l’autonomia speciale poteva ridurre le disuguaglianze economiche e la contrapposizione di interessi tra il Nord e la Sicilia. La Loggia e Guarino Amella avevano speranze e illusioni. E uno spirito autonomista pari a quello di altri due grandi siciliani come Giuseppe Alessi e Salvatore Aldisio. Speranze e illusioni che i loro successori, lungo questi ottant’anni dalla promulgazione dello Statuto, hanno in larga misura tradito. 

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N.16/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
N.16/2026
Pagina 1 di 18
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv