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Libri ricevuti: il “cul de sac” dell’ambientalismo

E meno male che c’è Mare Amico e la stampa che insieme da anni “latrano alla luna” denunciando la mancanza di concrete attenzioni sul litorale

Pubblicato 4 anni fa

“Mentre il Covid affossa progetti e soldi per l’ambiente e conferma la parabola discendente del governo” – scrive Chicco Testa – ad Agrigento si imbratta la grande bellezza della “Scala dei Turchi” che insieme a Punta bianca segna i due poli geografici entro i quali insiste un  litorale “tradizionalmente” inquinato come ci narra “Mare Amico” e poi il fiume Akragas malandato di fogne che “non bagna Agrigento” come il mare di Anna Maria Ortese non bagnava Napoli.

E meno male che c’è Mare Amico e la stampa che insieme da anni “latrano alla luna” denunciando la mancanza di concrete attenzioni sul litorale e questo nonostante tutti i “cahiers de doléances” e le indicazioni offerte alle amministrazioni comunali succedutesi in questi anni. Però si apprende che molti dei milioni arrivati ad Agrigento serviranno a rendere “più bella” quella bolgia estiva che è diventata San Leone. 

“Ecologista a chi?”  è il titolo di un bel libro scritto da Roberto Della Seta (Salerno editrice) in cui a chiare lettere si preoccupa di raccontare il “cul de sac in cui rischia di infilarsi il movimento ambientalista” di cui addirittura sollecita “una Badgodesberg” perché lo considera “stretto tra un primitivismo ideologico e un minoritarismo che alla prova dei fatti e al di là dei problemi e delle buone intenzioni manca del consenso necessario”.

Una piccola prova riflessa, molto agrigentina, è data dai sondaggi di “Italia viva” che pur annettendosi politicamente “Mare Amico” di Agrigento non riesce a schiodarsi dalla sua percentuale, né ad avere risposte (qualora avesse fatto le domande) dall’amministrazione comunale. Altro libro che sembra aggiungere un diverso controcanto investigativo ai motivi della deturpazione della “Scala dei turchi”, è stato scritto  dal napoletano Ruggero Cappuccio.

Si intitola Capolavoro d’amore” (editore Feltrinelli) che, con non meno chiare lettere di Della Seta, scrive:” Il sud è sazio di bellezza perciò non cambia mai”.

E a proposito della Sicilia dei Normanni, degli Angioini, degli Aragonesi e anche dei vituperati (erroneamente) Borboni, si dice sicuro che “i siciliani non vorranno mai migliorare perché sono convinti di essere dei”. Cappuccio confessa di avere imparato “la lezione di Battiato e della Napoli ombelicale”. Ma l’Agrigento “ombelico del mondo” quando imparerà la lezione?

Altro libro che non è letteratura “ferroviario-paesaggistica”, ci viene dall’editore “Aragno” che ha stampato gli scritti di Giancarlo Vigorelli apparsi su “Europa letteraria” una rivista che nell’arco di tempo dal 1960-1965 infiammò il dibattito politico e culturale europeo.

Un periodo di dialogo e di coesistenza pacifica durante il quale Vigorelli fu protagonista di “un logos capace di farsi antidoto di qualsiasi faziosità”.

Il libro ce lo ha inviato il giornalista e scrittore agrigentino Matteo Collura che nella sua presentazione scrive: “questo libro rende onore a Giancarlo Vigorelli e incoraggia chi ha fede nella parola scritta” e più oltre cita la frase  del grande Thomas Stearn Eliot, collaboratore della rivista: “La Repubblica e la fraternità delle lettere non richiede fortunatamente che tutti gli uomini di lettere si amino l’un l’altro ma implica che noi  possediamo un mutuo legame verso un ideale comune e parliamo in nome dell’Europa anche se parliamo di nostri compatrioti”.

Una frase che in questo momento ci fa pensare all’operato di David Sassoli che dell’Europa fece una ragione di vita. Ma altro merito del libro è che risulterà una complicata lezione per quanti declamano la morte o l’impossibilità della critica, oggi.

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