Scoppia il caso dell’Utri, interviene Totò Cuffaro: “Gli sia permesso di curarsi”
‘Lo Stato per i suoi figli, tutti, è padre e come tale deve comportarsi. Non come un patrigno, privo di umanità e sensibilità. Le istituzioni che lo rappresentano devono saper cogliere questo nobile significato”. A parlare è Totò Cuffaro ex Presidente della Regione ed ex detenuto che oggi interviene per un altro politico ancora oggi detenuto: […]
‘Lo Stato per i suoi figli, tutti, è padre e come tale deve comportarsi. Non come un patrigno, privo di umanità e sensibilità. Le istituzioni che lo rappresentano devono saper cogliere questo nobile significato”.
A parlare è Totò Cuffaro ex Presidente della Regione ed ex detenuto che oggi interviene per un altro politico ancora oggi detenuto: Marcello Dell’Utri. Gravemente malato dell’Utri si è visto rifiutare la scarcerazione per motivi di salute e cura e per protesta ha iniziato lo sciopero della fame e rifiuta le medicine.
“Il carcere, secondo la nostra Costituzione, deve avere un valore rieducativo e mirare al reinserimento del reo nella società – continua Cuffaro – e non rappresentare una punizione fine a se stessa. Lo Stato e, in questo caso, la magistratura di sorveglianza, credo debbano restituire il cittadino Marcello Dell’Utri alla sua casa perché possa curarsi e continuare, accompagnato dall’amore della sua famiglia, il suo processo di rieducazione e risocializzazione”.
“Solo in questo modo – aggiunge Cuffaro – la giustizia darà valore al significato che la nostra Costituzione assegna alla pena. So cos’è la sofferenza del carcere e per questo prego perché la nostra giustizia, nella quale ostinatamente continuo a credere ed a affidarmi, possa rivedere la sua decisione e consentire a Dell’Utri di scontare la sua pena in detenzione a casa”.
Ieri Dell’Utri aveva scritto una lettera aperta per dire chiaramente che non intende chiedere la Grazia e che la rifiuterebbe. Vuole, invece, giustizia per un uomo malato al quale deve essere consentito di curarsi. Le perizie richieste dal tribunale avevano considerato incompatibile la malattia con il regime carcerario ma i magistrati non hanno tenuto conto del parere medico nella loro decisione e adesso Dell’Utri rifiuta cibo e medicine “Mi vogliono morto – ha detto l’ex senatore forzista – e allora li accontento”