Agrigento

Scuola, famiglie spendono 380 euro al mese per nido e materna: Agrigento tra le più economiche

E’ di 301 euro la tariffa media mensile nel 2017/18 (erano 309 euro nel 2014/15)  per una famiglia tipo (3 persone con un minore al di sotto dei 3 anni e un ISEE di 19.900 euro). Il Molise è la regione più economica (167 euro, -28,2% su 2014/15), il Trentino Alto Adige la più costosa […]

Pubblicato 9 anni fa

E’ di 301 euro la tariffa media mensile nel 2017/18 (erano 309 euro nel 2014/15)  per una famiglia tipo (3 persone con un minore al di sotto dei 3 anni e un ISEE di 19.900 euro).

Il Molise è la regione più economica (167 euro, -28,2% su 2014/15), il Trentino Alto Adige la più costosa (472 euro, +9,4%).

Spicca l’aumento del 10% registrato in Basilicata. Fra i capoluoghi di provincia, Catanzaro e Agrigento le più economiche (100 euro), Lecco la più costosa (515 euro). Gli aumenti più rilevanti negli ultimi tre anni sono stati registrati a Chieti (50,2%), Roma (33,4%), Venezia (24,9%). Nel primato positivo, quanto a costi, delle Regioni del Sud, va però tenuto conto che solo nel 3% la retta comprende tutto (oltre ai pasti anche pannolini e altre spese), mentre tale percentuale sale al 25% negli asili del Centro e al 40% in quelli del Nord. E soprattutto, la copertura media della potenziale utenza 0-2 anni è solo del 7,6% al Sud, con il limite negativo di Calabria e Molise che coprono rispettivamente fino al 4,1% e al 5%. La copertura arriva invece al 23% al Nord e al 26,5% al Centro.

Aumentano le liste di attesa dal 20% del 2013 al 26% del 2015, e questo nonostante il numero di domande presentate si sia ridotto complessivamente del 13,1% nel 70% degli 89 capoluoghi di provincia indagati.

Particolarmente negativo il dato comparato al Centro Italia, dove, a fronte di una riduzione delle domande del 20,9%, è corrisposto un aumento delle liste di attesa dal 24% al 45%. Nel corso del 2016, su 30mila donne (dati Ispettorato nazionale del Lavoro) che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, ben una su cinque l’ha fatto per mancato accoglimento dei figli al nido pubblico, quasi una su quattro per incompatibilità fra lavoro e assistenza al bimbo, il 5% per i costi troppo elevati per l’assistenza al neonato

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