Agrigento

Ristoratore favarese ucciso a Liegi: comincia a delinearsi la prima pista concreta

Quel braccio che fuoriesce dal finestrino dell’auto in corsa, il mitra ben visibile, la sventagliata di colpi, due persone che cadono sul selciato. Un corpo risulterà crivellato di proiettili, almeno una dozzina, ed è quello di Rino Sorce, ristoratore favarese di 51 anni, da molto tempo in attività con il suo bar-ristorante-pizzeria “Grande fratello” a […]

Pubblicato 9 anni fa

Rino Sorce

Rino Sorce

Quel braccio che fuoriesce dal finestrino dell’auto in corsa, il mitra ben visibile, la sventagliata di colpi, due persone che cadono sul selciato.
Un corpo risulterà crivellato di proiettili, almeno una dozzina, ed è quello di Rino Sorce, ristoratore favarese di 51 anni, da molto tempo in attività con il suo bar-ristorante-pizzeria “Grande fratello” a Sclessin, popoloso sobborgo di Liegi, in Belgio.
L’altro corpo finito sul selciato è quello del pizzaiolo e dipendente del Grande fratello, rimasto ferito e senza pericolo sulla vita, dalle schegge di vetri frantumati ed impazziti dopo la scarica di mitra. Che fosse Luigi Cordaro oggi viene messo in discussione. Ne riparleremo nei prossimi giorni quando gli accertamenti saranno più approfonditi.
Che Sorce dovesse morire ad ogni costo ce lo dice la dinamica del drammatico agguato. Rino Sorce non doveva avere scampo. E scampo non ha avuto.
La vittima, secondo le ultime notizie in nostro possesso, aveva trascorso un breve periodo di ferie a Favara ed era rientrato in Belgio qualche giorno prima di essere abbattuta.
L’autopsia sul suo corpo, prevista per ieri, è slittata a lunedì. Gli investigatori belgi (ma anche quelli italiani) aspettano di avere alcune risposte certe rispetto ai quesiti tuttora non risolti.
Gli inquirenti, tuttavia, seppur nel con qualche obiettiva difficoltà, cominciano a delineare lo scenario che fa da base all’omicidio di Sorce ma anche all’uccisione di Mario Jakelich ed il ferimento di Maurizio Di Stefano, 41 anni, anche lui di Favara avvenuti in un condominio di Liegi il 14 settembre scorso. Ed un filo lega gli episodi precedenti all’omicidio di Carmelo Ciffa, operaio 42enne, di Porto Empedocle, ucciso a colpi di pistola davanti un supermercato a Favara nell’ottobre 2016.
C’è un filo, dunque che lega questi episodi criminali di inaudita violenza ed è rappresentato dalla vicinanza delle vittime al gruppo Di Stefano di Favara, soprannome, anzi ngiuria, Furia.
Dei Di Stefano di Favara ne parla abbondantemente il pentito Giuseppe Tuzzolino delineando un traffico di droga di alto livello e trans europeo. Ed in questo contesto si innesta un possibile motivo di scontro che viene ipotizzato nel mancato pagamento di una grossa partita di cocaina che ha armato la mano di, per adesso, ignoti regolatori di conti.
E’ mano italiana quella armata o straniera?
In Belgio, si sa, non solo i siciliani gestiscono fiorenti traffici di stupefacenti. Anche gruppi criminali di nazionalità diversa e parimenti pericolosi.
Ed ecco venir fuori l’ipotesi investigativa dello sgarro tra gang criminali finito nel sangue.
Sangue che, si teme, potrebbe scorrere ancora.

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