Omicidio marmista Miceli, il presunto killer nega tutto e si rivolge al Riesame
Si terrà il prossimo giovedì l’udienza del Tribunale del Riesame di Palermo dove la difesa di Gaetano Sciortino, 53 anni, di Cattolica Eraclea, arrestato il 20 ottobre, in quanto ritenuto l’autore dell’omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, trovato cadavere all’interno del suo laboratorio, si presenterà per chiedere l’annullamento dell’ordinanza cautelare e la remissione in […]
Si terrà il prossimo giovedì l’udienza del Tribunale del Riesame di Palermo dove la difesa di Gaetano Sciortino, 53 anni, di Cattolica Eraclea, arrestato il 20 ottobre, in quanto ritenuto l’autore dell’omicidio del marmista Giuseppe Miceli, 67 anni, trovato cadavere all’interno del suo laboratorio, si presenterà per chiedere l’annullamento dell’ordinanza cautelare e la remissione in libertà del suo assistito.
Ci sono voluti quasi due anni per chiudere il cerchio intorno al brutale omicidio di Giuseppe Miceli, massacrato all’interno della sua bottega di Via Crispi nel tardo pomeriggio del 6 dicembre 2015.
Un omicidio che, proprio per le modalità efferate, aveva sconvolto la piccola comunità a pochi chilometri da Agrigento.
I carabinieri del comando provinciale di Agrigento – coordinati dalla locale Procura nella persona del sostituto procuratore Silvia Baldi, hanno così arrestato Gaetano Sciortino, operaio edile.
Le indagini, durate oltre un anno e mezzo, hanno subito una decisiva accelerata lo scorso autunno, nel mese di ottobre.
Decisivi – in tal senso – due momenti ben precisi che hanno indirizzato i carabinieri sulla pista che ha portato all’esecuzione della misura cautelare in carcere: il ritrovamento di alcune punte di trapano – oggetti che posseggono un numero seriale grazie al quale si è risaliti al proprietario, ovvero la vittima – e che, secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, erano state occultate dai figli di Sciortino in aperta campagna – e le analisi dei Ris di Messina su una scarpa ritrovata in un’area rurale appartenente al Sciortino che – a seguito di un confronto con le impronte ritrovate sulla scena del crimine – non hanno lasciato alcun dubbio. Sono stati alcune “imperfezioni” proprio sull’impronta lasciata da Sciortino a rendere “unica” quella prova.
Fondamentale è stata anche la collaborazione di alcuni esercenti del paese che, immediatamente, hanno fornito le immagini delle telecamere di sicurezza: da qui è emerso che Sciortino, prima di uccidere l’artigiano, aveva pedinato per quasi tre ore quella che sarebbe stata la sua vittima che sarebbe stata letteralmente massacrata all’interno della sua bottega con corpi contundenti quali un piatto di marmo, un booster e due motorini per autoclave.
Sciortino ha sempre negato ogni addebito e confida nel Tribunale del Riesame che dovrà decidere in merito all’istanza che sarà presentata dai suoi legali.

