Borsellino, i giudici: “Arnaldo La Barbera condizionò le indagini”
Così i giudici della Corte d'Appello di Caltanissetta nella sentenza del processo a carico dei tre poliziotti prosciolti dall'accusa di calunnia in concorso per il depistaggio su via D'Amelio
”L’obiettivo certamente principale” di Arnaldo La Barbera “era quello di dare corso ad una prospettazione minimalista che non intaccasse responsabilità di soggetti esterni in qualsiasi modo coinvolti nella strage”. ”Non può considerarsi quindi certa la prova che egli in tal modo volesse favorire l’organizzazione mafiosa nel suo complesso e non alcuni suoi singoli membri in ragione delle loro cointeressenze con altri esponenti istituzionali. Né può considerarsi delineato con la necessaria chiarezza quale fosse l’interesse superiore di Cosa nostra sull’altare del quale l’accordo intervenuto prevedeva il sacrificio di una larga parte dei suoi componenti anche di vertice da portare alla condanna all’ergastolo”. Così i giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta nella sentenza del processo a carico dei tre poliziotti prosciolti dall’accusa di calunnia in concorso per il depistaggio su via D’Amelio.
“Arnaldo La Barbera era in condizione di rappresentarsi il fatto che stava agevolando alcuni esponenti di Cosa Nostra, alcuni dei quali anche in posizione di vertice, al fine di dare corso alle direttive impartitegli dall’alto per preservare alcune responsabilità istituzionali, ma non vi è prova indiziariamente univoca che egli fosse a conoscenza del fatto che quella sua attività avrebbe comportato il perseguimento di un interesse e di un vantaggio per tutta l’organizzazione nel suo complesso o che le avrebbe consentito di consolidare la sua forza o i suoi interessi. Tanto più che egli aveva agito al fine di colpire anche altri esponenti apicali della stessa organizzazione mafiosa”. Lo scrivono i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta nella sentenza del processo d’appello a carico dei tre poliziotti prosciolti dall’accusa di calunnia in concorso.




