A Riesi l’alleanza tra Università e impresa che sfida lo spopolamento
Firmato il protocollo tra UniCT e Sicileat: ricerca, innovazione e territorio insieme nel cuore della Sicilia
Riesi non è soltanto uno dei tanti piccoli comuni dell’entroterra siciliano segnati dallo spopolamento. È anche un laboratorio di futuro. È questo il messaggio emerso il 25 febbraio dalla presentazione ufficiale del protocollo d’intesa tra Università degli Studi di Catania e Sicileat srl, startup nata ormai due anni. L’evento si è svolto all’interno degli spazi della Muffuletteria, trasformati per l’occasione in luogo di confronto tra mondo accademico, impresa e istituzioni. L’accordo, siglato attraverso il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A), avrà una durata di 5 anni e punta a sviluppare progetti di ricerca applicata, innovazione e sostenibilità nel settore agroalimentare, rafforzando il legame tra università e territorio. Un passaggio che assume un valore simbolico particolare: dimostrare che anche un piccolo centro del cuore della Sicilia può diventare spazio di sperimentazione, ricerca e alleanze strutturate.
“Ringraziamo l’Università di Catania e in particolare il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente per aver creduto in questa partnership”, ha dichiarato Giuseppe Toninelli, founder e CEO di Sicileat. “Abbiamo segnato un cambio di paradigma. Significa dire che un piccolo paese del centro Sicilia può stare al centro della ricerca, dell’innovazione e delle alleanze vere tra università, impresa e territorio. Le aree interne non devono essere considerate periferie passive, ma luoghi in cui si può generare valore, competenza e sviluppo”.
Parole che trovano eco nella visione dell’ateneo catanese. Per il Rettore Enrico Foti, “Riesi è un simbolo di alleanza concreta tra università, impresa e territorio. Il progetto di Sicileat rappresenta una testimonianza significativa di questa collaborazione. Un segnale importante, quello della provincia di Caltanissetta, che conta quasi 2000 studenti UniCT, giovani che scelgono di formarsi nel nostro ateneo e che rappresentano una risorsa straordinaria per il futuro di questo territorio”. Un dato che rafforza l’idea di un legame reale tra formazione superiore e tessuto produttivo locale. Il protocollo non si limita a una cornice istituzionale. Prevede attività concrete di collaborazione scientifica, trasferimento tecnologico e sperimentazione nel campo dell’innovazione agroalimentare. «Per il nostro dipartimento il rapporto con le imprese e il territorio è indispensabile», ha sottolineato Aldo Todaro, Professore Associato di Scienze e Tecnologie Alimentari del Di3A e responsabile scientifico dell’intesa. «Quello che facciamo all’interno dei nostri laboratori non deve rimanere in laboratorio, ma lo mettiamo a disposizione delle imprese, del territorio e dei giovani. La Sicilia ha oggi potenzialità enormi e uniche per fare innovazione nel settore agroalimentare e sono certo che nei prossimi anni vedremo altri frutti positivi di questa ricerca e collaborazione con le aziende». UDurante l’evento è stato presentato anche il primo esperimento nato dalla collaborazione tra azienda e università: una birra prodotta utilizzando il muffuletto raffermo recuperato, esempio di economia circolare applicata alla filiera agroalimentare. Un progetto che unisce sostenibilità ambientale, innovazione di processo e valorizzazione delle risorse locali, trasformando uno scarto in opportunità produttiva. Il protocollo tra UniCT e Sicileat si inserisce così in un percorso più ampio di rilancio delle aree interne siciliane, dove università e impresa scelgono di lavorare insieme per generare nuove economie, competenze e prospettive. In un territorio spesso raccontato per chi parte, l’alleanza tra ricerca e impresa prova a costruire una narrazione diversa: quella di chi resta e investe sul futuro.




