Erosione costiera, il contributo di idee degli architetti ai candidati a sindaco di Agrigento
La Mendola: “Il litorale, se messo in rete con altre risorse culturali e ambientali del territorio, come la Valle dei templi e un centro storico rivitalizzato, potrebbe costituire un elemento fondamentale per attrarre un turismo stanziale, importante per il rilancio socio-economico della città”
Impedire lo scarico a mare di acque reflue non depurate e la pesca a strascico, rigenerare le praterie sommerse di Posidonia Oceanica, realizzare scogliere di protezione a riva e rivedere il sistema di pennelli e barriere frangiflutti a protezione delle coste alla luce di approfonditi studi meteomarini.
Sono queste, secondo gli architetti, le misure da adottare per arginare il fenomeno dell’erosione marina, che interessa la costa agrigentina lunga i 140 chilometri, da Porto Palo di Menfi a Licata.
Dopo i primi due interventi sui temi del decoro urbano, della rigenerazione della città e delle infrastrutture, l’Ordine degli architetti continua a offrire il proprio contributo ai candidati a sindaco di Agrigento affrontando il tema dell’erosione della costa che ha già prodotto notevoli danni sull’intero litorale, provocando addirittura il crollo di una palazzina a Licata, già da tempo abbandonata in quanto resa inagibile dall’aggressione marina, crollo che per fortuna non ha prodotto vittime.
l litorale agrigentino è purtroppo sottoposto a notevoli fenomeni di erosione, alimentati soprattutto dalle correnti marine di ponente, ma anche di libeccio e scirocco. Il fenomeno più eclatante, da tenere sotto stretta osservazione, è quello della zona del Kaos, dove la falesia avanza sempre di più, rischiando di provocare il crollo del versante su cui insiste un tratto della SS 640, con conseguenze disastrose. Ma questo è solo uno dei tanti fenomeni di erosione che si ripetono, con dimensioni diverse, non solo sul litorale delle dune ma, più in generale, sull’intera costa della provincia di Agrigento.
“La causa dell’erosione – afferma il presidente dell’Ordine, Rino La Mendola – è da attribuire alle tante attività antropiche, non sempre realizzate a seguito di approfonditi studi meteomarini e nel rispetto delle regole più elementari per scongiurare l’inquinamento del mare. Ad esempio, le infrastrutture portuali, a partire da quelle di Porto Empedocle, riducono notevolmente la deriva litoranea da Ovest verso Est, escludendo ampi tratti da una ridistribuzione naturale di materiali detritici elaborati dal mare. Inoltre, le spiagge, anche quelle protette dalle correnti principali di ponente con pennelli e barriere frangiflutti, rimangono spesso esposte alle onde prodotte dai venti di Scirocco e Libeccio, che, pur spirando con minore frequenza e intensità, determinano una continua erosione della costa. Non potendo rimuovere di certo le tante opere antropiche che hanno determinato nel tempo l’attuale quadro erosivo – continua La Mendola – le attività oggi praticabili, per ridurre l’erosione costiera, sono tre: la prima, la migliore ma anche la più complicata, è quella di rigenerare le praterie sommerse di Posidonia Oceanica impedendo contestualmente la pesca a strascico e lo scarico a mare di acque reflue non depurate, che sono le cause principali della progressiva distruzione di queste preziose piattaforme di attenuazione naturale del moto ondoso, fondamentali per ridurre l’energia del mare che si abbatte sulla spiaggia emersa. La seconda è quella di continuare a eseguire la manutenzione del reticolo idrografico, evitando la cementificazione degli alvei, al fine di lasciare che i corsi d’acqua continuino ad alimentare le spiagge con l’apporto solido depositato alla foce degli stessi. La terza, meno naturalistica ma oramai necessaria, è l’auspicabile revisione e l’estensione del sistema di barriere sommerse artificiali, a protezione dei tratti di costa aggrediti dalle mareggiate, ma solo a seguito di approfonditi studi meteomarini finalizzati ad evitare che tali presìdi, proteggendo un tratto del litorale, provochino fenomeni erosivi nei tratti di costa vicini”.
Nella consapevolezza che le azioni sopra elencate non sono immediate e producono, in ogni caso, effetti a medio e a lungo termine, nei tratti più esposti, bisognerebbe arginare il fenomeno erosivo con interventi tampone, come la realizzazione di scogliere a riva e muri paraonde.
Tali interventi, anche se non risolutivi, sarebbero necessari nel breve termine, per scongiurare il rischio che l’erosione possa produrre altri crolli, come quello di Licata, compromettendo la sicurezza e la pubblica incolumità dei cittadini.
Per fortuna, sembra che la Regione abbia finanziato una serie di interventi di contrasto all’erosione marina da realizzare lungo la costa agrigentina, che saranno eseguiti dal Commissario di Governo per l’emergenza idrogeologica, nominato soggetto attuatore.
“Sarebbe bene – conclude il Presidente degli architetti – che i candidati a sindaco assumessero con gli elettori l’impegno di dedicare massima attenzione al fenomeno dell’erosione costiera, non solo per garantire la sicurezza e la pubblica incolumità dei cittadini, ma anche nella consapevolezza che il litorale, se messo in rete con altre risorse culturali e ambientali del territorio, come la Valle dei templi e un centro storico rivitalizzato, potrebbe costituire un elemento fondamentale per attrarre un turismo stanziale, portatore di ricchezza diffusa per i cittadini, importante per il rilancio socio-economico di Agrigento”.






