Casteltermini piange Stefano Licata, il sindaco che mise al centro la cultura
Aveva intuito che la cultura non è un contrappunto, ma è un motore di crescita umana, collettiva e pure economica. Senza cultura non si può governare il bene comune.
di Maristella Panepinto.
Stefano Licata era una persona autorevole. Lo era nella vita pubblica e in quel pezzo di privato in cui ho potuto conoscerlo. Si badi bene, questo aggettivo ha per me un’accezione solo positiva, perché lo calo in un tempo, il nostro, in cui l’essere piacioni pare la sola scelta possibile. Stefano Licata non adulava manco quando era attivo politica, neppure in tempo di campagne elettorali. Cortese sì, presente al palazzo sempre, ascoltatore attento dei cittadini anche, ruffiano mai. Tant’è che parlare con lui metteva una certa soggezione e non perché il sindaco Licata se la tirasse, quanto per la sua innata aria da bravo leader, da uomo colto e visionario. Tale è stato quando, nell’età d’oro di Casteltermini, ha pensato a progetti di cultura e d’arte d’un livello da fare invidia alle capitali. “La piccola ribalta”, “Il premio Enzo Di Pisa”, un fermento di caffè letterari ed eventi per tutti: era questo il contributo di Licata al suo paesello tra i colli. Con lui c’era la sua comitiva di artisti, sognatori e visionari: Fabrizio Giuliano, Michele Fantauzzo, Raimondo Rotolo, Paolo Nitto, andati via tutti troppo presto e molti altri, che oggi ricordano Licata con una lacrima sincera, con un pensiero riconoscente.
Stefano Licata è stato un giovane velleitario degli anni ‘60, che sognava l’arte e che insieme a Michele Guardì metteva su spettacoli di teatro cabaret in provincia e in città. Erano gli anni del boom economico e Casteltermini, con le sue aziende, le boutique e l’offerta di scuole secondarie superiori, era un punto di riferimento per quella parte di provincia lontana dai grossi centri e dallo svago del mare.
Mio padre, Girolamo, che con Stefano ha condiviso anni di scuola e di gioventù, oggi mi racconta: “Per Stefano niente era difficile, sapeva dirigere e mettere su la qualsiasi in un battito di ciglia. Un, due e tre e il teatro era fatto. Era un leader nato, non esitava mai.”
Un regista in senso largo, questo era Stefano Licata e in tali vesti si è cimentato più volte nella sua compagnia teatrale, dirigendo soprattutto i drammi di Pirandello, che una volta in scena godevano di applausi larghi e richieste di bis. Non ricordo di averlo mai visto recitare, ma tenere il timone sì. Con questo ruolo riuscì a portare in paese fior fiori di compagnie e di attori. Ogni estate per il premio “Di Pisa” trasformava l’atrio della scuola De Cosmi, “Il palazzo scolastico”, in un auditorium all’aperto, gremito all’inverosimile, da gente che arriva da ogni dove per assistere a un cartellone degno di un teatro stabile. C’era chi faceva nottata davanti al botteghino pur di accaparrarsi un posto in platea. Vennero Jannuzzo, Manlio Dovì, Sergio Friscia, Franco Catalano, Andy Luotto, Eleonora Brigliadori tutti quanti nel fiore del loro successo e dei loro anni d’arte. Arrivarono compagnie da tutta Italia, perfino gli eredi dei De Filippo. La serata conclusiva era la più attesa, con la premiazione e l’arrivo di Michele Guardì, che consegnava la targa d’oro e appuntava il fiore all’occhiello della kermesse. Tutti sapevamo bene però che il lavoro grosso era di Stefano, di Fabrizio, di Raimondo, di Michele e degli altri della “Piccola ribalta”, che non solo ideavano, ma si sbracciavano pure. Stefano Licata, che di mestiere era un dirigente pubblico, seppure avesse scelto di non andare via dalla sua Casteltermini, sapeva farsi stimare anche ben oltre i confini della provincia. È merito suo e del suo clan se noi castelterminesi, già da bambini, sapevamo parlare di Pirandello, di Martoglio, di Goldoni, di Eduardo. Era bello scoprire il teatro, nelle sere di fine estate, sotto il cielo stellato dei colli. Era evasione ed era sogno, per noi ragazzini di provincia. Soprattutto era la conoscenza: il principale investimento del sindaco Licata. Perché lui aveva intuito che la cultura non è un contrappunto, ma è un motore di crescita umana, collettiva e pure economica. Senza cultura non si può governare il bene comune.
Nel suo mandato, che è stato di sicuro uno dei migliori nella storia castelterminese, Licata, tra le altre cose, è riuscito a riaprire il cinema comunale e a intitolarlo all’amico Enzo Di Pisa. Organizzò una serata di gala degna d’una grande premiere. In scena una commedia brillante con Andy Luotto ed Eleonora Brigliadori, era il dicembre del 1999 e Casteltermini pareva brillare d’una luce da grande città. Era un pullulare di locali, di negozi e di aggregazione. Ricordo che all’epoca, era deputato alla Camera un altro nostro concittadino, un allora giovanissimo avvocato Giuseppe Scozzari, che arrivò all’inaugurazione del cinema sotto scorta, perché in prima linea in commissione parlamentare Antimafia. Ebbe parole di lodi per l’amico sindaco e si unì al clima festoso, che ricordava del tutto il taglio del nastro del “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore. Fu una piccola età dell’oro per il paesino sui colli, ma non durò molto. Sebbene oggi tutti ricordino e rimpiangano il sindaco Licata, il suo mandato finì prima del tempo, nel 2001, con un immeritato atto di sfiducia firmato da parte del consiglio comunale. Si dice che la causa fu una bazzecola, uno di quei giochetti politici, fomentato da nuove alleanze, ghiribizzi e spalle girate, che fanno saltare tutto. Fu un peccato, perché Stefano Licata stava seminando bene. Di quel tempo ho un ricordo personale. Bussai alla porta del sindaco da giovanissima cittadina per chiedergli un parere sul sistema universitario. Ero giovane, inesperta e desideravo confrontarmi con quel primo cittadino che pure io avevo votato e che era giusto mi desse un consiglio. Ricordo la chiacchierata lunga ed edificante. Di fronte a me una persona seria, colta e moderata. Per la prima volta mi sentii trattata da adulta.
Stefano Licata va via a poche settimane dall’elezione del nuovo sindaco, ironia della sorte! È un momento critico per la comunità castelterminese. Il cine-teatro Enzo Di Pisa ha l’ingresso sbarrato da anni, così come barricate sono le saracinesche di decine di negozi e i portoni di centinaia di case. Il paese si è impoverito, spopolato ed ha perso luce e speranza. Una crisi che dura da decenni, che ha molteplici cause e che di sicuro avrà amareggiato l’ex sindaco Stefano Licata, da diverso tempo ritirato a vita privata per ragioni di salute. Quando si ricordano i bei tempi del paese, il pensiero corre alle estati del premio Di Pisa, ai negozi aperti di domenica in tempo di feste, a quel tempo di buona velleità e di grande cultura. Già, la cultura, che è stato il più grande investimento di Stefano Licata, una persona per bene, che aveva capito che senza questa poco o nulla si può fare. Alla famiglia di Stefano Licata, che è stata centrale, comprimaria e sempre a lui unita, il cordoglio e l’abbraccio.

