L’omicidio nella concessionaria a Villaggio Mosè, chieste due condanne
Chiesta la conferma delle condanne per due imputati coinvolti nell’omicidio di di Roberto Di Falco, il trentottenne di Palma di Montechiaro ucciso in una sparatoria a Villaggio Mosè
La conferma della due condanne già disposte in primo grado. È quanto richiesto dalla procura generale di Palermo nei confronti dei due imputati coinvolti nell’omicidio di di Roberto Di Falco, il trentottenne di Palma di Montechiaro ucciso a margine di una sparatoria avvenuta nel febbraio dello scorso anno all’interno della concessionaria “AutoXPassione” nel quartiere di Villaggio Mosè. Il sostituto procuratore generale ha chiesto, dunque, 14 anni e 4 mesi di reclusione per Calogero Zarbo, 42 anni, e 13 anni e 3 mesi di reclusione per Domenico Avanzato, 37 anni, entrambi di Palma di Montechiaro. Il processo è in corso davanti la prima sezione penale della Corte di assise di appello di Palermo presieduta dal giudice Sergio Gulotta. Il 28 maggio la parola passerà agli avvocati della difesa (Giuseppe Barba, Antonio Ragusa e Antonio Impellizzeri) per le arringhe. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Salvatore Cusumano.
Ai due imputati vengono contestati i reati di omicidio per errore e tentato omicidio mentre al solo Zarbo, che nei mesi scorsi contribuì a far ritrovare l’arma del delitto, viene anche contestato la detenzione della pistola. Un terzo imputato, Angelo Di Falco, fratello della vittima, ha scelto la via del rito ordinario e il processo a suo carico è in corso davanti la Corte di assise di Agrigento. Una vicenda complicata così come il suo iter giudiziario. Agli imputati – tre le altre cose – viene contestata una particolare fattispecie di reato: l’omicidio per errore. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco.
Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa.

