Quasi tre anni di attesa per una colonscopia con il ticket: scoppia il “caso Agrigento”
Il ministro della Salute Schillaci afferma: "Non esiterò a esercitare i poteri sostitutivi"
Poco meno di tre anni di attesa per una colonscopia. Succede ad Agrigento dove un professionista della provincia ha prenotato con il Servizio sanitario pubblico ricevendo conferma per la prima data utile il 4 luglio 2029. L’accertamento, che può essere necessario per individuare o escludere patologie anche importanti, viene previsto dall’Asp di Agrigento con un’attesa di oltre 2 anni e mezzo. La situazione cambia se si sceglie l’intramoenia, l’attività a pagamento svolta dagli specialisti. In questo caso, il costo per l’esame è di 48 euro, è possibile ottenere un appuntamento molto più ravvicinato e scegliere anche il medico al quale affidarsi.
Sulle liste d’attesa “laddove riscontrassimo situazioni di grave inadempienza” da parte delle Regioni, “non esiterò a esercitare i poteri sostitutivi”: lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo a ‘Forum salute e innovazione: rafforzare la competitivita’ in Italia e in Europa’. “Detto questo, sottolineo che sulle liste d’attesa ci vuole un gioco di squadra che deve essere fatto dal ministero, dalle Regioni dagli assessori regionali e anche dai cittadini”, ha aggiunto. Parlando all’evento promosso da Novartis Farma con il supporto organizzativo di Forum in Masseria e Comin & Partners e che si tiene questa mattina presso La Lanterna, a Roma, il ministro ha ammesso che le liste d’attesa “sono il lato meno bello della sanita’ pubblica, un problema datato 20 anni e nessuno ci voleva mettere la faccia. Io ce l’ho messa, questo governo ce l’ha messa, e i risultati si cominciano a vedere”. “Tutti i dati -dimostrano che ci sono state, nei primi nove mesi di quest’anno, 2 milioni di prestazioni in piu’ rispetto all’anno precedente”, ha rilevato, “anche se molto resta ancora da fare, quello che rivendico e’ che oggi l’Italia ha un sistema scientifico e collaudato per capire quello che manca, come manca e come intervenire. Adesso insieme alle Regioni bisogna trovare le soluzioni per i cittadini”. Schillaci, intervistato da Bruno Vespa, ha sottolineato che prima d’ora “non esisteva un metodo per capire cosa accade quando un paziente richiede un esame specialistico”. “Con le Regioni abbiamo fatto un’attenta analisi. Molto resta ancora da fare ma l’Italia ha oggi un metodo scientifico che ci dice il quadro esatto, frutto del lavoro avviato nel 2024”, ha sottolineato.Schillaci ha anche detto che “purtroppo” anche su questo “ci sono ancora troppe differenze tra le regioni, da nord a sud. E un altro terreno su cui intervenire e’ quello delle cosiddette prescrizioni improprie: e’ stimato che tocchi una quota pari al 20%, si tratta percio’ di dare corso a un sistema virtuoso che via via riduca quella quota e porti dunque al superamento di questa anomalia nella sanita’ pubblica”. Quanto all’incremento della quota del Pil destinata alla sanita’, Schillaci ha detto che con un piano triennale puo’ si’ arrivare al 7% che indica l’opposizione, “significano 20-25 miliardi in piu’. Ma se dicessero come trovare le coperture sarebbe meglio…”.

