Agrigento, estorsione a disabili: condannate l’avv. Picone e la sorella; Procura soddisfatta, difensori no

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Agrigento, estorsione a disabili: condannate l’avv. Picone e la sorella; Procura soddisfatta, difensori no

di Redazione
Pubblicato il Dic 7, 2018
Agrigento, estorsione a disabili: condannate l’avv. Picone e la sorella; Procura soddisfatta, difensori no

Il Gup del Tribunale di Agrigento Alfonso Malato, che si era ritirato quest’oggi in camera di consiglio, ha condannato l’avvocatessa Francesca Picone, a 4 anni di reclusione, e la sorella Concetta Picone, consulente fiscale di un patronato, ad un anno 8 mesi di reclusione.

Il Gup ha anche disposto il pagamento di una provvisionale pari a dieci mila euro  (ciascuno) e al pagamento delle spese processuali pari a 2500 euro.

Entrambe le sorelle erano accusate di estorsione e di tentata estorsione nei confronti di due ragazzi disabili.

Soddisfazione da parte della Procura di Agrigento che  dichiara: “Il lavoro dei carabinieri di Realmonte e l’attento operato dei sostituti Alessandro Macaluso e Alessandra Russo hanno consentito di ottenere giustizia per le vittime, tutti soggetti svantaggiati, delle due imputate, oggi condannate, per estorsione e tentata estorsione”.

Da segnalare che oggi ci sono stati gli interventi conclusivi degli avvocati di parte civile con la singolare iniziativa  dell’avvocato Arnone che non ha chiesto la condanna delle imputate ma il ritorno del fascicolo processuale alla Procura per formulare nuove imputazioni.

Lo scorso 29 giugno, il pubblico ministero Alessandra Russo (che ha dovuto sopportare – così come il Pm Carlo Cinque oggi in altre sede – le reiterate insolenze di Arnone)  ha chiesto – con la sua requisitoria –  la condanna, per le ipotesi di reato di estorsione e tentata estorsione, a 5 anni di reclusione per l’avvocato Francesca Picone e di un anno e otto mesi nei confronti della sorella Concetta Picone.

Richieste che hanno trovato la piena condivisione del Gip che ha pronunciato la condanna.

I fatti contestati dalla Procura di Agrigento (in primis il pm Carlo Cinque) sono due: marzo 2012 e aprile 2013.

Nel primo caso, secondo la Procura, l’avvocatessa Picone avrebbe minacciato una delle sue assistite, Cinzia Barbieri, di bloccare la procedura finalizzata ad ottenere il pagamento dell’indennità del figlio minore (oggi 20enne) se non avesse provveduto a consegnare una cifra di 15.000 euro (5.000 euro li ha consegnati).

Cifra ritenuta dalla Procura sproporzionata rispetto alla tipologia di controversia trattata e malgrado il pagamento dei compensi fosse stato già liquidato.

Il secondo episodio, in cui è coinvolta anche la sorella Concetta, riguarderebbe una tentata estorsione nei confronti di un altro cliente dell’avvocatessa e nelle minacce rivolte alla moglie che – qualora non avesse corrisposto la somma di 10 mila euro per l’attività professionale svolta, avrebbe provveduto ad emettere parcella per la maggiore somma di 14 mila euro.

Le sorelle Picone  – che si sono sempre professate innocenti – sono difese dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello.

Le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Salvatore Pennica. Giuseppe Arnone, Gisella Spataro e Arnaldo Faro.

I legali delle due imputate a preannunciano ricorso e registriamo la dichiarazione dell’avvocato Angelo Farruggia che afferma: “Le sentenze non si commentano. Si rispettano e se non si condividono si impugnano. Noi non la condividiamo assolutamente e la impugneremo. Lamentiamo un clima mediatico che, fin dall’inizio, riteniamo abbia turbato il sereno svolgimento del processo, basta dire che è stato consentito che la sentenza venisse emessa con uno striscione appeso fuori dal tribunale in cui si attaccava l’imputata. Ma il tema sarà affrontato nei tempi e nelle sedi opportune”.

L’avvocato Salvatore Pennica, dal canto suo, afferma con grande amarezza: “In questo processo le associazioni dei disabili non si sono costituite parte civile, i disabili sono destinati ad essere soli se non hanno dietro una famiglia“.

Agrigento, estorsione a disabili: condannate l’avv. Picone e la sorella; Procura soddisfatta, difensori no

 

 


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