Convegno Livatino-Saetta, il Sindaco Di Ventura: “la gente desiderosa di legalità militante”
A Canicatti ieri sera si è svolto un convegno dedicato ai giudici Saetta e Livatino che l’associazione “Libera” ha voluto sottolineare in nome anche della “giustizia, della memoria, della responsabilità per contrastare mafie e corruzione”. Un convegno, presentato dal giornalista Carmelo Vella, che ha visto la presenza della rappresentante di “Libera”, l’avvocatessa Gaglio, di don […]
A Canicatti ieri sera si è svolto un convegno dedicato ai giudici Saetta e Livatino che l’associazione “Libera” ha voluto sottolineare in nome anche della “giustizia, della memoria, della responsabilità per contrastare mafie e corruzione”. Un convegno, presentato dal giornalista Carmelo Vella, che ha visto la presenza della rappresentante di “Libera”, l’avvocatessa Gaglio, di don Giuseppe Livatino postulatore della causa di beatificazione del “giudice ragazzino” assassinato dalla mafia, del prefetto di Agrigento Caputo, e soprattutto del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. La sala del Teatro sociale di Canicattì ha visto la presenza di poche persone, se non in prima in prima fila tutti i maggiori rappresentanti dell’ordine pubblico, il sindaco, nessun magistrato e poi gente comune.
“La maggioranza dei canicattinesi, a differenza di quello che qualcuno possa essere portato a pensare, è profondamente legata e affezionata alla figura dei propri eroi, morti ammazzati per mano della mafia.
Noi tutti siamo fieri di essere canicattinesi, perché anche Rosario Livatino e Antonino Saetta sono canicattinesi”, ha dichiarato il sindaco Ettore di Ventura.
“La scarsa partecipazione al convegno organizzato dalle associazioni, e le conseguenti, dure, parole usate dal Procuratore Nazionale Antimafia, ci devono però far riflettere. Cos’è successo? Scarsa pubblicizzazione? Distanza della gente dai temi della legalità, o addirittura paura di accostarsi alle iniziative antimafia? Io non credo, continua il Sindaco Ventura, si tratti di nulla di ciò. Penso piuttosto che la gente comune, quella che è mancata, semplicemente sia stanca di convegni di questo genere, sia stanca della legalità raccontata e rappresenta, ma sia desiderosa di legalità militante, la legalità fatta azione quotidiana. La gente, dicevamo, si è stancata probabilmente, ma se non si creano momenti di confronto con i giovani, chi è che dovrebbe mandare i giusti segnali? La scuola, la chiesa, la famiglia? Sicuramente, ma è bastevole? Credo sia il caso di ripensare questi incontri in altra maniera, alternativa al modello dei soliti convegni. Come comunità, conclude il primo cittadino, non possiamo non sentirci portati ad un profondo senso di responsabilità che ci guidi verso una maggiore capacità di trasformare questi momenti di confronto, di ricordo, di crescita culturale e sociale, di memorie, in elementi fondanti e fattivi che rafforzino il nostro senso di appartenenza, sapendo che mai abbastanza si potranno onorare i nostri eroi. Sapendo che si potranno onorare solo attraverso il quotidiano vissuto del loro esempio”.






